Psyclon Nine: Order Of The Shadow: Act I

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A quattro anni dall’uscita dell’ottimo We The Fallen, gli Psyclon Nine ritornano con un cd che, stando alle iniziali dichiarazioni del leader e mastermind Nero Bellum, dovrebbe essere l’ultimo della band. Certo, quel “Act I” che compare nel titolo sembra un po’ in contraddizione con tali affermazioni, e la volubilità dell’artista californiano fa pensare che le cose potrebbero anche andare diversamente, ma per il momento facciamo pure finta di credere che questo quinto capitolo discografico sia davvero quello finale. Registrato in gran parte nello studio di Chris Vrenna, che risulta anche come uno dei produttori dell’album, Order Of The Shadow: Act I è né più né meno un pugno nello stomaco. Il mix di dark-industrial, black metal e noise, che rappresenta un po’ il marchio di fabbrica del gruppo, potrebbe risultare indigesto a chi non apprezza la violenza sonora e l’estrema pesantezza, alle quali vanno ad aggiungersi le sfuriate vocali di Nero Bellum. Nonostante siano presenti anche alcuni episodi un po’ più lenti e tranquilli, come ad esempio il conclusivo “The saint and the Valentine” o “Take my hand while I take my life”, è giusto pensare a questo cd come a una sorta di blocco monolitico, perché alla fine l’impressione che si ha ascoltandolo è di grande coerenza nel sound, e di estrema compattezza. Come già detto in precedenza, si tratta di musica difficile da digerire, solo per amanti dell’estremo (che troveranno non poca soddisfazione nel farsi torturare le orecchie da brani “cattivi” e martellanti come “Afferte mihi mortem” o “Glamour through debris”…), ma bisogna riconoscere alla band che, uscita dopo uscita, riesce sempre a mantenere alto il livello delle proprie produzioni, e a stupire con soluzioni sonore piuttosto originali. Una cosa è certa, comunque: che si tratti di Psyclon Nine, o di qualche altra formazione, c’è da augurarsi che Mr Bellum continui a portare avanti il suo progetto artistico rimanendo su questi livelli di creatività, e pazienza se ci sarà da aspettare ancora molto prima di poter sentire qualcosa di nuovo…

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