Suuns: Images Du Futur

0
Condividi:

I canadesi Suuns – Ben Shemie, Joe Yarmush, Liam O’Neill e Max Henry – sono attivi fin dal 2006, ma la loro produzione si limita a due soli album, il primo, Zeroes QC , uscito nel 2010 e questo Images Du Futur del 2013. Se gli inizi erano stati caratterizzati da una palese affinità con i Radiohead, ora il quartetto sembra orientato verso sonorità molto più cupe ed eterogenee, legate al postpunk ma con occasionali deviazioni psichedeliche: concepito fra l’altro – come a suo tempo spiegato dal frontman Ben Shemie – in un periodo in cui ebbero luogo violente proteste studentesche a Mon­treal, a causa degli aumenti sulle tasse universitarie, nei passaggi più nervosi ed ‘elettrici’ Images Du Futur vorrebbe proprio rispecchiare i fermenti sociali del momento, ma finisce in sostanza con il suscitare stati d’animo irrequieti e tormentati. Apre “Powers of Ten” con la chitarra in grande spolvero e Ben Shemie miagolante in stile Molko, ma il suono sembra il contrario dell’armonia e fa piuttosto l’effetto del gesso sulla lavagna. Subito dopo, “2020”, è autentica sperimentazione con ironia, alla faccia del canto quasi flautato; ma “Minor Work” inizia a colorarsi di psichedelia e l’andamento si fa ipnotico e ‘stordente’, come del resto accade nella successiva “Mirror Mirror”, dove il sound si ‘sporca’ ulteriormente. In  “Edie’s Dream” la scena cambia visibilmente guidandoci in un sogno molto più tenero e modulato, almeno in apparenza. Da segnalare, infine, “Holocene City”, tutta impostata sul gioco basso-tastiera a sorreggere il canto uniforme, volutamente incolore. Chiude “Music Won’t Save You” che attacca ipnotica ed irreale e, sull’ossatura minimale, arricchisce gradualmente il suono, decretando tuttavia un’insanabile distanza che le risate in sottofondo non fanno che rimarcare. I Suuns, insomma, sanno di novità.

TagsSuuns
Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.