The Warlocks: Skull Worship

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Uscito lo scorso novembre, Skull Worship è il sesto album in studio di una band californiana di cui non avevamo ancora parlato in quanto visceralmente legata alla psichedelia e, quindi, non troppo vicina ai nostri interessi. Ma quest’ultimo è davvero un bel disco, capace di atmosfere inquietanti ed allucinate ed arricchito di nuovi interessanti stimoli: ecco perché merita di essere menzionato come una delle produzioni valide di questo periodo. La line up di cinque elementi vede in grande evidenza il frontman polistrumentista Bobby Hecksher, del quale non si può non apprezzare la sorprendente voce che, come quella di Nick Cave, sa esprimere le diverse sfumature della rabbia, della passione e della potenza visionaria. Apre “Dead Generation”, uscita anche come singolo, strutturata in un emozionante crescendo grazie alla sezione ritmica ‘rimbombante’ ed alla voce bella ‘tirata’. Subito dopo, “Chameleon” rallenta ma ‘incupisce’, proponendo un andamento pulsante ed ipnotico: pieno, lacerante, psichedelico. “Endless Drops” continua a martellare con il basso e la batteria e la voce viene spinta in secondo piano dalla chitarra alla Sonic Youth:  ricetta da provare per cinque minuti di fila. “Silver & Plastic’” inizia come una ballata acustica con il canto di  Hecksher fra il lamento ed il miagolio, ma poi i suoni si addensano e parte la chitarra in grande spolvero; “He Looks Good in Space”, invece, utilizza l’elettronica per evidenziare gli effetti onirici, bene assecondata da Hecksher. Da menzionare, infine, dopo l’ubriacatura psichedelica ormai irreversibile, l’ultima traccia “Eyes Jam” che, strizzando l’occhio alla tradizione, finisce con il ridurci in stato confusionale. Quando avremo voglia di ‘sapori’ diversi, i Warlocks sono lì che ci aspettano.

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