Victrola: Maritime Tatami/A Game of Despair

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Se Federico Fiumani, leader dei Diaframma, nel suo libro Brindando coi Demoni ha inserito “A Game of Despair” dei Victrola nella lista delle 10 canzoni più  rappresentative della new wave italiana, tralasciando la propria “Siberia” (come si può?), un motivo ci dovrà pur essere…I  Victrola nascono a Messina nel 1978, all’ombra di una radio libera storica e coraggiosa, tal Radio Città del Sole, per mano di Carlo ed Eze. La ‘fulminazione’ avviene al ritorno da un viaggio musicalmente illuminante in quel di Bologna e da una manciata di vinili acquistati nei soliti negozi specializzati. Carlo amava il prog ed Eze, oltre ad amarlo, lo aveva pure suonato nei Mausoleo. Bastò poco ed il messaggio del nascente punk colpì anche loro. Via Van Der Graaf e Weather Report, vai con Cure e Siouxsie e con la consapevolezza che la buona musica non si produceva con la tecnica, ma con la giusta attitudine. Da imbracciare gli strumenti a produrre le prime musiche il passo è brevissimo. I Victrola hanno scritto molto per sé e per i loro amici che ancora gelosamente conservano la loro musica, ma hanno pubblicato pochissimo. Dal 1979 per circa 7 anni di vita escono su vinile un brano sulla raccolta Gathered dell’italiana Electric Eye (“Into His Gloves”) ed un EP con due brani (Maritime Tatami/A Game of Despair). In attesa che diverse perle abbiamo finalmente la luce (“Hollow Nation”, “The Placid Age”, “The Return of the White Dove”, etc), l’americana Dark Entries rimissa e ristampa l’ormai introvabile EP da tutti conosciuto come Maritime Tatami in vinile. Con il massimo rispetto per l’originale ‘packaging’ che viene riproposto fedelmente, l’EP offre un suono più pieno e scintillante grazie al remastering effettuato da George Horn (Modern Lovers, Miles Davis, etc.) nei Fantasy Studios di Berkeley. “Maritime Tatami” é una sferzante song elettronica, melanconica e ipnotica, sostenuta da drum machines, diverse linee di synth, dalla chitarra di Carlo appositamente ‘torturata’ onde fornire una base liquida e rumorista e dalla voce di Eze. Mentre “Maritime” verrà negli anni riproposta e saccheggiata anche con remix improbabili, il secondo lato dell’EP, cantato da Carlo, “A Game of Despair”, scivola inspiegabilmente nel dimenticatoio. Eppure é il brano che meglio ricordano, non solo Fiumani, ma tutti coloro che ebbero ad apprezzare il disco. Disperata, sofferente, lirica, ma anche in perfetta sintonia con i suoni del periodo, “A Game of Despair” é un brano che vive di vita propria, che nulla ricorda se non il movimento di appartenza. É in assoluto uno dei brani più belli prodotti dalla new wave non solo italiana e che rappresenta conoscenza imprescindibile per comprendere ed assaporare  lo spirito di quegli anni. Chi fosse interessato all’acquisto dell’EP troverà qui tutte le informazioni.

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