And We Were Shadows: Beyond the Lights

0
Condividi:

And We Were Shadows, duo italiano nato nell’ottobre 2012, ha pubblicato da qualche mese, letteralmente bruciando le tappe,  il primo full-length. Beyond the Lights contiene dieci tracce di pura, plumbea darkwave e, dopo la terza, è impossibile non essere assaliti dal languore, tale la capacità di queste armonie di penetrare nelle pieghe dell’anima. Impostazione minimale, melodie lineari e tristissime, la ricetta di Michele Gelmo – chitarra e tastiere – e Tommaso Meneghello – basso e voce  –  è identica a quella di molti altri, ma i loro paesaggi straordinariamente suggestivi, spesso desolati e poco adatti alle danze fanno della loro musica un rituale unico. Apre la title track con note decise di chitarra e l’oscurità dilaga lentamente su di noi: due minuti strumentali che introducono la drammatica “In Chains”. Questa, il cui incedere lento e quasi doloroso è intriso di classico postpunk, grazie all’inconfondibile suono della chitarra – quello, così particolare, che ad esempio appartenne ai Cocteau Twins ma che, a mio avviso, fa capo al compianto John McGeoch – e al timbro tormentato della voce, delinea con elegante flemma uno scenario cupissimo. Il clima non cambia nella successiva “Permanent Clouds” o, più in là, in “Out of Control”, entrambe malate di malinconia, ma è con “Modern Slavery”, uno degli episodi migliori, che l’atmosfera assume sfumature inquietanti, caricandosi di elettricità. Stupenda la chitarra in “Lower Tone” con note scure ma accattivanti allo stesso tempo, preceduta da suoni di tastiere sconcertanti nei loro toni sconsolati. “Heavier to the Ground” è quanto di più orecchiabile offra il programma e, rispetto al resto, dà quasi la sensazione di aver blandamente accelerato il ritmo ma, in verità, anche qui c’è poco da stare allegri. In “Cdf”, brano tra i più originali, gli equilibri paiono, in qualche modo, turbati e, mentre il basso sembra dare funebri rintocchi, la melodia procede meno austera mentre la bella “Virtuosity” è molto più caratterizzata dalla tastiera che, in certi passaggi, pare letteralmente gemere, generando effetti spettrali. Chiude “Beyond the Lights Reprised” che, appunto, riprende il tema dell’opener praticamente ‘denudato’ come per ‘smorzare’ lentissimamente le emozioni. Un ‘debutto’, quindi, di tutto rispetto quello di And We Were Shadows che, come hanno fatto sapere, sono già al lavoro su materiale nuovo.

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.