Arts Of Erebus: An open case of Parousia

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Piacevole platter goth-rock recante targa rigorosamente teutonica, An open case of Parousia poggia su liriche che descrivono la perdita della moglie del protagonista, del suo rifiuto di accettare l’evento, del suo tentativo di riaverla ed, infine, dell’accettazione della sentenza che il Fato gli ha riservato. “On the edge of insanity” apre la narrazione (traccia che era già stata pubblicata su miniCD nel 2012) che si conclude con la finale “Requiescat in pace” (seguita da un epilogo come la prima è preceduta da una intro), dal punto di vista dei contenuti sonori nulla in An open case of Parousia di rivela impedibile, per carità, e nemmeno candidabile alla “Top 5” di fine anno (magari è da tenere di riserva, chissà mai che ci si imbatta in dodici mesi di magra), le canzoni però ci sono,eccome, ed allora non facciamo troppo gli schifiltosi e lasciamo che il lettore ciddì compia il suo dovere fino in fondo. Mai invadenti, i franco-tedeschi citano The Sisters of Mercy e The Fields of the Nephilim (bella “The wanderer between life and death”) dimostrandosi infine seguaci rispettosi e studenti diligenti, di quelli che non si fanno notare troppo, ma che la promozione la centrano senza difficoltà alcuna (dimenticavo i Garden of Delight clonati in “Epilogue”). An open case of Parousia palesa a tratti qualche indecisione (la mancanza di spessore di alcune tracce) e pure qualche scivolata nel banale (il vocione strappa qualche sorriso, e nei lenti come “Shadow of life” si segue la scia dei derivativi, ma e me piacciono!, Merciful Nuns), ma mai tale da creare soverchi imbarazzi. Bene così, a parte gli inarrivabili The House of Eden la concorrenza non è poi così agguerrita da impensierire oltremodo i diligenti Arts of Erebus.

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