Crematory: Antiserum

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Quasi cinque lustri di carriera, con qualche acciacco peraltro ben mascherato, ma i Crematory non demordono e, alla faccia di un mercato discografico languente, aggiungono con Antiserum un ulteriore capitolo alla loro ponderosa biografia. La collaborazione con Elmar Schmidt degli amburghesi Centhron pone l’accento sull’elemento elettronico da anni presente nell’impianto soniko dei teutonici (ribadito nell’anteprima del singolo “Shadowmaker”), tanto che il batterista Markus Juellich non ha esitato a definire il risultato dell’alleanza “EBM-Metal”. Ma tralasciando le etichette (a che servono? Boh, me lo chiedo, eppure le uso pure io…), Antiserum non deluderà lo stuolo di fedeli che negli anni s’è ampliato, anche se non a tal punto da consacrarli alla Gloria come accaduto ai connazionali Rammstein. I Crematory fanno sfoggio di muscoli, e l’utilizzo redditizio delle macchine contribuisce ad implementare un suono granitico, possente, esibito a tatti con malcelata superbia, evidentemente gli autori di Antiserum sono ben consci del potenziale posseduto, e ne fanno sfoggio senza remora alcuna. Bei passaggi melodici si alternano a sfuriate chitarristiche sulle quali poggiano vocals che ben si adattano all’esigenza della canzone che stanno interpretando, reiterando una formula che pare inossidabile. Il mestiere frutto di anni di applicazione fa poi il resto, chi li segue non rimarrà deluso da Antiserum, anche perché probabilmente è quello che si attendono dai loro beniamini.

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