Geometric Vision: Dream

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I Geometric Vision sono Ago Giordano, Gennaro Campanile e Roberto Amato ed hanno mosso i primi passi soltanto nel 2012, posizionandosi subito al seguito del revival post-punk/new wave che stiamo vivendo ormai da qualche anno. Dream è il loro debut album: uscito da un paio di mesi, si può considerare come il frutto maturo ed originale di tendenze ormai ‘codificate’ che, comunque, hanno ancora molta forza di attrazione e danno belle soddisfazioni. Il primo brano, “Chant d’Automne”, altro non è che la recitazione dell’omonima poesia di Baudelaire tratta da Les Fleurs du mal: versi impegnativi che esprimono l’angosciosa condizione dell’uomo. Un accompagnamento minimale sembra in antitesi, nella sua apparente disarmonia, all’intrinseca musicalità delle parole in francese. Subito dopo, “Solitude of the Trees” introduce alla fredda atmosfera che definisce l’intero disco: efficace esordio con synth e, soprattutto, il basso di Gennaro Campanile, deciso e cupo nel suo intenso pulsare; anche Ago Giordano alla voce fa la sua parte assai bene. In “Never Stop the Dance” il synth in grande evidenza spinge il canto in secondo piano: la melodia orecchiabile indica il pezzo come ballabile, per quanto il mood sia comunque fosco. “We Have No Time” allude alla new wave più classica di matrice inglese e rivela vicinanza ai Cure, soprattutto nei passaggi malinconici alla chitarra; “Skies”, uno degli episodi più validi, riconferma tale vicinanza ed anche l’indiscussa abilità del bassista, mentre la voce assume toni ‘sommessi’ e controllati che esaltano le tinte ‘nebbiose’ e fredde di questi paesaggi. Molto bella “In My Cold Room”, un po’ la ‘summa’ della scelta stilistica dei nostri: poche note languide e malinconiche, colori spenti ed introspettivi vivacizzati da un’efficace ritmica palpitante, ma “ Two Rums (i miss you) Four Rums (i lost you)”  sembra quasi un’incursione nell’electro più ‘tosta’ e dark, come “Stranger”, che prosegue sulla stessa linea anche se il canto, diversamente dalla precedente in cui risulta sfumato, ora appare più ‘affilato’, talvolta lacerante. Voglio citare in chiusura la title track, che simultaneamente racchiude in sè l’anima ritmica e quella introspettiva: i suoni hanno tinte sperimentali e la voce rimane, quasi offuscata, in lontananza. Segnalo infine ai toscani che i Geometric Vision suoneranno l’8 febbraio p.v. a Firenze e la serata si preannuncia molto eccitante: insieme a loro, infatti, si esibiranno gli Ivories di cui abbiamo recentemente apprezzato l’EP In Between.

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