Into The Mist: Into the mist

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La florida scena capitolina ci offre l’ennesimo campione di purissimo goth-rock, in questo caso testimoniato dagli esperti Into The Mist. Come resistere ad un suono immortale, conservato in una goccia d’ambra e tramandato ai posteri, rilettura competente di uno spartito che è stato mandato a memoria da innumeri epigoni ma che, se riproposto con tali applicazione e competenza, non mostra menomi segnali d’usura? Le vocals profonde di MassAnder interagiscono colle chitarre di LilAngel ed il basso di SaintAngel (Miss Engelya va ad ingrossare le fila delle drum-machine celebri) nella definizione di sonorità profonde, crepuscolari, le quali risentono sì della fondamentale lezione impartita agli albori del genere dalla progenitrice anglosassone (“Devil my angel”), ma che dimostrano di saper interpretare con piglio personale. Ne è valido esempio “Mislealia (the path to the mist)”, mentre in “Soldiers from the white side” prevalgono umori sisteriani a la “Body and soul” (con la sei corde che accentua i temi gothikeggianti del brano). Ulteriore atto di fedeltà al genere è rappresentato dal magnifico e nephiliano titolo “Will you shine in my darkness”, promenade tra le fila ordinate di cipressi le punte dei quali sono piegate dallo sferzar del vento che annunzia l’Inverno incombente, e col ghiaino che scricchiola ad ogni passo, emettendo gemiti come il sofferente prossimo al trapasso.

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