Ivories + Geometric Vision

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Geometric Vision. Foto di Mrs.Lovett

Ne abbiamo parlato per commentare le loro recenti uscite discografiche e, lo scorso sabato 8 febbraio, non abbiamo voluto mancare l’appuntamento con le loro esibizioni live in quel di Firenze. Si tratta degli Ivories e dei Geometric Vision, entrambi valenti rappresentanti del revival postpunk e new wave che stiamo vivendo già da un po’: nel caso degli Ivories dovremmo precisare che si tratta di una riconferma, dal momento che sono nati dalle ceneri di una dei più significativi progetti degli anni ’80 in ambito new wave. Teatro dell’evento è stato il c.p.a., centro sociale situato nella zona di Firenze Sud, che spesso ospita manifestazioni musicali di rilievo: l’organizzazione infatti era ben ‘rodata’ benché l’acustica del posto, quando il volume era più alto, non fosse perfetta. In ogni caso, entrambe le formazioni si sono fatte onore dando il meglio di sé e raccogliendo parecchi applausi da un pubblico non numerosissimo ma attento e consapevole, il che ha garantito per la bella atmosfera della serata.

Sono stati i Geometric Vision ad aprire le ‘danze’, quando ormai erano all’incirca le 23,30, ed è stato subito Baudelaire: come il debut album Dream, anche la loro esibizione è cominciata con i versi di “Chant d’Automne” che hanno , per così dire, ‘preparato’ il clima oscuro generato dalla loro musica. Il trio di giovanissimi artisti sa muoversi con grande disinvoltura e mostra anche una notevole abilità tecnica. C’è da dire che, rispetto all’album, la versione ‘live’ dei nostri risulta meno ‘fredda’ e sintetica: la chitarra di Amato sa imporsi molto bene e non mancano momenti in cui suona decisamente tirata, tanto da far pensare, più che ad uno stile ‘coldwave’, ad una contaminazione ‘gothic’ vicina, in qualche passaggio, ai Bauhaus. Il bravo bassista Gennaro Campanile lancia cupe ma vibranti note dal suo strumento e il cantante Ago Giordano, che gestisce anche la parte elettronica, dimostra di avere spessore e carisma: per tutto il tempo si è mostrato assolutamente padrone della scena e, sul piano vocale, ha saputo alternare toni quasi ‘immateriali’ che restavano in sottofondo rispetto all’’onda’ sonora ad altri più aspri, anche ‘cattivi’ che, insieme alla chitarra, ci hanno ‘spettinato’ più di una volta. L’esibizione dei Geometric Vision si basava, ovviamente, sui brani di Dream che già abbiamo avuto modo di apprezzare; in particolare “Never Stop the Dance” e “In My Cold Room” hanno avuto dal vivo un’ottima resa e lo stesso può dirsi di “Stranger”, intensa, quasi travolgente: i ragazzi ci sanno fare ed hanno facilmente tenuto in pugno un pubblico cui hanno dato esattamente ciò che voleva sentire. Dopo circa un’oretta di musica, i tre hanno abbandonato la postazione per cederla agli Ivories accompagnati da applausi sinceri.

Patrizia Tranchina – Ivories. Foto di Mrs.Lovett

Dopo una breve pausa per il cambio di ‘scenario’, ecco salire sul palco i ‘veterani’ della serata. Dei vecchi Jeunesse d’Ivoire, come abbiamo già detto altrove, sono rimasti il chitarrista Danilo Carnevale e la vocalist Patrizia Tranchina. A loro si è unito il bassista Francesco Sindaco per dar vita a questo progetto che, in comune con il passato, ha principalmente l’esperienza di tanti anni di passione musicale e orientamenti comuni. Ma se da un gruppo di formazione new wave vi aspettate ricami synth-pop con tastierine orecchiabili e cose del genere siete fuori strada: Patrizia & Co. non fanno melodie ‘immateriali’, la chitarra si sente forte e chiara e lei, sul palco, è una piccola ‘tigre’ e riempie lo spazio sia fisico che ‘sonoro’ con una voce limpida e vigorosa che, nonostante gli anni trascorsi per tutti, non ha una sola sbavatura. Lo show prevedeva l’esecuzione dei quattro brani contenuti in In Between, l’EP uscito l’anno scorso e molto altro: la band è in piena fase creativa ed in procinto di registrare il primo full length; a Firenze, così, ha portato con orgoglio la rinnovata ricchezza d’ispirazione, una manciata di pezzi dei quali uno, “Three Minutes Happiness”, addirittura aveva tre giorni di vita, come ha raccontato spiritosamente il bassista. Non sono mancate alcune cover di ‘lusso’, fra le quali voglio citare quella che ci ha mandato un po’ tutti in delirio, “Transmission” dei Joy Division, eseguita – era evidente! – con lo stesso amore di chi ascoltava. In un certo senso emblematica la versione – parecchio più ‘sprint’ dell’originale, in verità! – del classico dei Jeunesse d’Ivoire “A Gift of Tears”. Oltre all’innegabile ascendente della frontwoman, è giusto sottolineare la grande professionalità di Danilo Carnevale alla chitarra e di Francesco Sindaco al basso: quest’ultimo, per inciso, ha cantato in qualche passaggio insieme a Patrizia. I tre non si sono risparmiati, offrendoci una buona quindicina di brani e la serata è davvero volata. Quindi consiglio caldamente a chi si trovasse nella zona di Modena di partecipare alla prossima data degli Ivories che dovrebbe aver luogo domenica 23 febbraio presso il Circolo Ribalta di Vignola (MO) a cura di Grotesque.

Ivories. Foto di Mrs.Lovett

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1 comment

  1. Claudius.74 12 febbraio, 2014 at 20:17

    Non avendo ancora visto i Geometric Vision, di cui però ho sentito commenti positivi, posso solo confermare la bravura degli Ivories avendoli gustati live a Milano. 🙂

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