Mogwai: Rave Tapes

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Neanche stavolta si riuscirà a parlar male di un lavoro dei Mogwai: a poca distanza dalla pubblicazione della soundtrack della serie francese Les Revenants, che aveva rappresentato uno stacco rispetto alle sonorità tradizionali della band, è ora uscito l’ottimo Rave Tapes. Il disco è stato registrato nel loro studio privato e si propone come una deviazione piuttosto netta verso melodie più meditative e tranquille, con un taglio marcato degli elementi rock che, fino a qualche anno fa, avevano ancora parecchio spazio. Inutile dire che si susseguono pezzi uno più bello dell’altro. Apre “Heard About You Last Night”, dalla quale si comprende che il ‘corso’ intrapreso dai Mogwai con Les Revenants è divenuto ormai irreversibile: morbide tastiere, armonie aggraziate alla chitarra pervase da una malinconia appena percepibile, qui c’è l’atmosfera giusta per sognare. Subito dopo, in “Simon Ferocious” la presenza elettronica, che si avverte maggiormente, dissolve il sogno lasciando spazio a visioni assai più ampie, mentre alla splendida “Remurdered” la prevalenza elettronica conferisce suggestione ed oscurità. La breve “Hexon Bogon” ci ri-regala grandiosi giri di chitarra che irrompono nell’abituale scenario atmosferico di largo respiro; subito dopo, uno degli episodi indimenticabili dell’album, “Repelish”, in cui sembra di camminare in bilico fra due diverse dimensioni: il frastornante effetto è ottenuto con la sovrapposizione di una voce registrata ad un contesto musicale praticamente celestiale. Ma in “Master Card” tornano i ‘fantasmi’ del passato e si ritrova la presenza incisiva della chitarra. Anche  “Deesh”, a mio avviso, è un gran pezzo dominato dalle tastiere e dalla ritmica un po’ solenne con le quali la chitarra, stavolta, deve scendere per così dire a patti. “Blues Hour” ci offre un insolito intermezzo intimista e malinconico, l’unico brano cantato, anzi quasi sussurrato da Stuart Braithwaite con la conseguenza di un ‘pieno’ di emozione; “No Medecine For Regret”, invece, ci inonda della consueta suggestione con in più una serie di fantasiose divagazioni di sapore ‘orientaleggiante’. In chiusura, “The Lord Is Out Of Control” – non a caso il primo singolo estratto dall’album  – grazie a  vocoder e a tastiere ultraterrene genera uno struggimento difficile a descriversi. Solo i fan dei Mogwai possono capire che  amarli ormai è come una religione….

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