Un-Reason: Un-Reason

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Gli Un-Reason sono una band ligure formata da una serie di musicisti davvero eterogenea, in quanto provenienti ognuno da diverse esperienze: Elio Isaia, Giorgio Bormida , Jon Griffin, Jan Maio e Lorenzo Bartolini hanno dato vita a questo progetto già nel 2012 e da poco hanno rilasciato il loro debut album che si chiama come loro. Si tratta di un lavoro difficilmente catalogabile perché comprende un’infinita quantità di idee e stimoli facenti capo ai generi più disparati e le indicazioni sullo stile sono quindi necessariamente generiche: presenza consistente della chitarra, uso dell’elettronica con formule inclini all’industrial, che talvolta ricordano i NIN nonchè momenti ‘lenti’ influenzati dalla new wave. In sostanza, una specie di ‘fritto misto’ eterogeneo anche nel livello. Apre “A Place Of Truth” che, tutta giocata fra chitarra e tastiera, sembra sfruttare un’ispirazione rock vicina più che altro al prog; incalza molto più dura la seguente “Blinks” che si dimostra palesemente in debito con i NIN e con le loro espressioni più ‘hard’: a mio avviso, a questo tipo di sonorità fanno capo gli episodi migliori del disco. “Run Black” che, invece, ha un’impostazione più lenta e melodica si perde un po’ fra convenzionali ‘schitarrate’ ed appassionati slanci vocali; poco più in là, “Too Deep” è una delle più ‘toste’, dispensando a piene mani elementi ‘metal’, mentre “Twisted Metal” vira verso suoni dark arricchiti da scenari virtual-orchestrali. “Kids Hurting Kids” si riallinea con il mood industrial ed infatti è un brano molto riuscito. Tuttavia la conclusiva “Waves”, tributo incondizionato al postpunk, diluisce in un’atmosfera di pacata malinconia le precedenti ‘intemperanze’ e mette il punto ad un lavoro che, pur presentando aspetti interessanti, ha proprio nell’eccessiva disomogeneità il limite di fondo.

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