Be Forest: Earthbeat

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I Be Forest, gruppo di Pesaro che sta iniziando a farsi conoscere in ambito dark, sono stati di nuovo una piacevolissima sorpresa. Dopo il debut album Cold, risalente al 2011 e considerato da molti un piccolo capolavoro di wave fredda ed oscura, ecco arrivare Earthbeat che dimostra come il tempo trascorso dal primo disco sia stato utilmente sfruttato per raffinare il suono, renderlo più onirico ed evanescente a disegnare atmosfere forse meno fredde  ma più magiche e trasognate, anche grazie alla collaborazione di Lorenzo Badioli al synth. Comunque il trio dei fondatori – Erica Terenzi, Costanza Delle Rose e Nicola Lampredi – resta nel complesso fedele a se stesso ed alle influenze da sempre riconosciute: Cure, The Jesus and Mary Chain ed anche gli XX. Earthbeat contiene nove tracce, tutte di buon livello. L’opener “Totem” è un brano strumentale d’atmosfera che introduce quelle sonorità un po’ liquide che caratterizzano in genere tutto il disco. Dopo un paio di minuti ecco l’ottima “Captured Heart”, uscita anche come singolo, in cui il grigio paesaggio new wave viene qua e là ‘insaporito’ da insolite note di flauto che arricchiscono i suoni di basso e chitarra di un efficace tocco etnico: del resto era stato lo stesso Nicola Lampredi, in una dichiarazione circolata sul web, a dire che la band si era ispirata per certi effetti alle musiche dei nativi americani. “Lost Boy” è wave nervosa e cupa con un bellissimo basso ed una pregevole parte vocale; subito dopo un altro dei pezzi forti, “Ghost Dance”, che non ci si stancherebbe mai di ascoltare: una pacata armonia che favorisce l’introspezione, una curiosa melodia vicina, più che ai nativi americani, allo stile giapponese e la voce di  Costanza Delle Rose eterea, quasi rasserenante. Ancora classica new wave, con il basso che tanto amiamo, in “Airwaves”, che davvero sembra provenire da un passato per noi non remoto: la grazia ricercata del canto è qui davvero unica e si amalgama con l’atmosfera oscura del brano in modo molto efficace. Segue un nuovo intermezzo strumentale  – “Totem II” – ed ecco “Colours”, anch’essa uscita come singolo, traccia fra le più orecchiabili e, dopo ancora, “Sparkle”, di nuovo ‘aromatizzata’ con spezie orientali, ma nel complesso si tratta dei due episodi meno significativi dell’intero lavoro. Infine, in “Hideway” gli ‘effluvi’ giapponesi miscelati con la voce morbida ed evocativa inducono impalpabili, sensuali emozioni. Earthbeat è dunque un album bello ed attesta la maturità e la professionalità raggiunte da una band sicuramente pronta per il successo in platee internazionali.

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