Laibach: Spectre

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I Laibach sono da sempre una realtà particolare che non si limita solo all’ambito strettamente musicale industrial. D’altronde i loro membri fanno parte del movimento Neue Slowenische Kunst – NSK. Gli sloveni hanno così esplorato le connessioni indissolubili fra arte e politica usando il linguaggio delle avanguardie storiche. Si sono così concentrati sul’estetica del potere che hanno utilizzato in maniera sovversiva facendoli associare da più parti ad ideologie fasciste. Musicalmente hanno usato uno stile industrial e  marziale avendo il grande merito di non fare mai un disco uguale all’altro. L’ultimo album Volk (2006) era una rivisitazione di inni nazionali alternativi. Questo nuovo Spectre stilisticamente si riallaccia a un industrial-pop di maniera e ormai troppo sfruttato. Il livello non è sempre alto e spesso si cade nella mediocrità anche se non mancano episodi divertenti e di valore come l’iniziale marcetta para-militare “The Whistleblowers”. Convincenti anche la trascinante e EBM “Eat Liver”, l’industrial “Walk With Me” e l’hit “The Parade”. Molte tracce purtroppo si rivelano deboli come l’imbarazzante “No History” e le inutili “Bossanova” e “Love On The Beat”. Sembrano lontano i tempi di Kapital, un album che usava la techno-house con risultati decisamente migliori. Le tematiche trattate rimangono in ogni caso le medesime come si può capire da titoli come “Eurovision”, una canzone che parla della fine del sogno europeo. Uno dei pezzi deboli della loro discografia anche se chi condivide pienamente il progetto “ideologico” dei Laibach riuscirà in ogni caso ad apprezzare considerando anche che l’edizione limitata ha – oltre a 4 bonus tracks – la tessera del partito che si chiama “Spectre” proprio come il disco.

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