Monica Richards: Kindred

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Anche Kindred, il terzo album da solista di Monica Richards, è uscito da alcuni mesi, ed aveva tutte le carte in regola per rientrare in qualcuna delle nostre playlist del 2013; giunto a circa due anni dal precedente Naiades, infatti, questo lavoro ha un fascino che non può non colpire. La stessa Richards, artista multiforme ed eclettica, ha fatto sapere che per i pezzi del disco si è ispirata agli animali della sua vita e, in effetti, vi si riscontra un’atmosfera molto intima ed un’intensità tutta speciale che fanno pensare ad una partecipazione profonda da parte dell’autrice. Oltre a questo è presente un’attitudine sperimentale che l’ha spinta ad utilizzare nella musica suoni della natura e del mondo animale, includendo i versi di pipistrelli, rane, cicale e via dicendo, per ottenere effetti davvero particolari. Apre la brillante title track con sonorità classiche (archi) abbinate ad un ritmo tribale che conferisce notevole solennità, mentre la voce senza parole incanta e magnetizza. Subito dopo, “Under the Bridge” è uno dei brani più cupi e più caratterizzati dai suddetti suoni tribali, sia nelle percussioni che nel canto ipnotico e ripetitivo, per altro bellissimo. “Fall”, invece, torna alla tradizione new wave: infatti sembra quasi un omaggio a Siouxsie ed al suo stile, mentre “Undulatus Esperatus”, dopo l’inizio cupo e sostenuto si alleggerisce in una melodia seducente e ricercata, grazie anche alla splendida chitarra. Indimenticabile “The Bird And The Snake”, scritta insieme al bassista Steve Willett, che la Richards  praticamente sussurra in un modo che fa venire i brividi, tranne che per uno struggente intermezzo centrale in cui intona una sorta di malinconica nenia: senz’altro uno degli episodi più belli. Romantica e triste “Speak”, “50 Euro Boy” ha un ritmo vivace e trascinante e poi, in “Penelope”, l’artista spiritosamente immortala l’esibizione della propria cagnolina che corre sulla tastiera del piano. Da non trascurare la stupenda “Let You Go”, dark e tormentata, addirittura toccante in qualche passaggio in cui si percepisce un doloroso senso di perdita. Per fortuna la curiosa “Lalala Song” schiarisce il clima con il suo andamento accattivante ed il gradevole gioco della voce e così predispone all’accoglienza del ritmo martellante di “Gil’s Theme” e della magica, sensuale versione del classico dei FATM “Sparks”. In chiusura “The Enchanted Mirror” torna ai suoni etnici e tribali, assicurando un congedo ipnotico ed impalpabile. Anche senza Faith, Monica Richards diventa sempre più brava!

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