The Freaks: Too dirty to reflect

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Gli Other Voices in libera uscita dark/new wave. “The wrinkler room” col suo andamento ciondolante specifica però che non trattasi del solito compitino eseguito con diligenza da scolaretti che hanno seguito con attenzione la lezione impartita loro dai Maestri, bensì che lo svolgimento riserverà qualche bella sorpresa al correttore, perché Enzo Amato (voce) ed i suoi colleghi (Alessio Calivi al basso, anche se in sede di registrazione/composizione ha operato Domenico Cirillo, Giuseppe Dromì e Giuseppe Piccolo alle chitarre, Francesco Misiti alla batteria ed un terzo Giuseppe, Tigani, alle tastiere), non si limitano ad uno sterile copia-incolla, prediligendo invece spunti personali da mettere in chiara evidenza. Le belle chitarre di “Silly” che s’intrecciano coll’acustica, gli svolazzi discreti delle tastiere, il basso che fa udire la presenza dei suoi contrappunti, la batteria pronta a dettare ritmi cangianti, sono elementi di una formula che abbiamo mandato a memoria e che riconosciamo immediatamente, ma The Freaks li combinano in base alle loro esperienze ed ai loro gusti. Too dirty to reflect prende il volo all’altezza di “Night finds shelter”, col vago accenno funky del basso e colle chitarre che disegnano sottili arabeschi, e colla batteria che sorregge la trama, un soffice cuscino di melodia sulla quale s’adagia l’ispiratissima voce. The Sound, primi And Also The Trees, Comsat Angels, ma anche Simple Minds (quelli meno pomposi e più evocativi), The Psychedelic Furs che si incontrano ad un party e che giocano alla jam… In “Curse” emergono quelle delicatezze pop alle quali Other Voices ci hanno viziato col fortunato “Beloved child EP”, ed è un piacere riascoltarle virate con maggior decisione in direzione della wave più rarefatta di “Without any sound” (a passeggio per Manchester al crepuscolo d’una giornata di inizio primavera…), segno che il cordone ombelicale che unisce le due band è ben resistente (e nel corso di una piacevole telefonata, il presente pezzo era solo da definire nei dettagli, Enzo mi ha confermato che il disco sarebbe dovuto uscire nel 2008, ed in pratica è “l’anello di congiunzione”, per citarlo direttamente, fra “Anatomy of a pain” e “B.C.”). “The only real conviction” assume le sembianze glam dei Magazine imbronciati a causa di un appuntamento mancato (rabbia che prorompe in “The river Styx” dal canto enfatico al  la The Armoury Show!), mentre la title-track scivola via notturna ed enigmatica, lasciandosi alle spalle il dolore di una separazione consumata troppo in fretta. Seppur istantanea di una stagione ormai archiviata, The Freaks sono dotati di anima e di personalità propri, rispetto alla sigla Other Voices (si apprestano ad una nuova visita in UK) è diverso l’approccio, meno charme e decisamente più concretezza. Più raccolti, i brani di Too dirty to reflect lasciano trasparire la passione dei loro estensori per certi suoni che evidentemente portano in grembo, e che hanno voluto esternare. Bene così, e chissà che questa strada, prossimamente, non venga nuovamente percorsa.

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