The Spiritual Bat: Mosaic

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The Spiritual Bat come The Eden House. Ovvero il passo in avanti, il saper sì rispettare la tradizione e trarne insegnamento senza esserne supinamente accondiscendi. Non è male solo d’oggi il reiterare di formule facili facili fino alla sclerotizzazione in generi talmente definiti che è impossibile fuggire ad una classificazione, per nessuno, emergente o consolidato che sia. E’ per questo che Mosaic disegna un futuro possibile al death-rock. Ossia ad uno dei marchi più refrattari al mutamento. Pur suonando nella sua essenza più intima fedele all’archetipo, al calco originario ai quali tutti devono fare riferimento (che per ognuno di noi può mutare, a me piace pensare a “Believers of the unpure”, oltre ad una a caso di “Only theatre of pain”…), riesce ad andare oltre, citando con estrema deferenza Siouxie in “So proud” od i Cocteau Twins più imbronciati in una “If I were a flower (the journey)”, incastrandone piccoli tasselli in un quadro sonoro (un… mosaico) di più ampio respiro. Avvedutezza frutto dell’esperienza maturata anche con la sigla precedente da un sempre più autorevole Dario Passamonti (che già chiamando a sé il maestro Bruno Paolo Lombardi all’epoca di “Through the shadows” dimostrò una lungimiranza che lasciava intravedere gli sviluppi confortanti avallati dal successivo”Cruel machine”), strumentista e compositore che in Rosetta Garrì trova l’ideale interprete di atmosfere immaginifiche, dense come la pece che serra un astuccio di pregiato legno, custodente un preziosissimo incunabolo. Sferzate chitarristiche che scuotono (“We are born”), ma anche l’enigma di “Blown away”, colonna sonora d’un viaggio che non conosce il suo epilogo. Cementano la comunione artistica coi Pittori Alchimisti (e partecipa alla definizione dell’intrigante artwork pure Eric “Doc” Hammer di Mors Syphilitica/Requiem in White-fama), e s’avvalgono della collaborazione di illustri ospiti (Tyves Oben, Greg Scott Cruz, Ashkelon Sain ed Alessio Santoni, batterista che da anni supporta TSB), elementi che impreziosiscono un monile già di suo graziosissimo. La chiusura affidata alle tribali movenze di “Death march” suggella un disco che è già da considerare pietra miliare del death-rock del nuovo millennio, senza che questa affermazione appaia esagerata e nemmeno artificiosa.

Per informazioni: http://www.reverbnation.com/thespiritualbat
Web: http://www.facebook.com/pages/The-Spiritual-Bat/128593959630
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