Christine Plays Viola: Vacua

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Christine Plays Viola è una delle realtà italiane oggi più promettenti nel campo del dark/gothic e, ovviamente, ha quasi vita più semplice all’estero che da noi, come è stato il caso di tanti altri. Vacua è il loro secondo lavoro dopo un debut album del 2011, Innocent Awareness, uscito per un’etichetta tedesca ed un EP dell’anno scorso, Leocadia. Nonostante le difficoltà, la carriera di Massimo Ciampani, Fabrizio Giampietro, Desio Presutti e Daniele Palombizio prosegue, incoraggiata dai molti consensi avuti e dal recente invito a partecipare il prossimo agosto ad un evento come l’Alt-Fest al Boughton Estate, Kettering, nel Northamptonshire insieme a personaggi del calibro di Killing Joke, Fields of the Nephilim, Covenant e via dicendo. Vacua, comunque, è un disco ‘gothic’ di ottima fattura; si tratta di un concept-album ispirato direttamente al ciclo delle ‘Pitture Nere’ dell’artista spagnolo Francisco Goya: opere bellissime ed inquietanti che i nostri tentano sostanzialmente di ‘tradurre’ in musica nelle quindici tracce di Vacua. Note drammatiche e sinistre di piano ci accolgono con l’opener, “Awakening Of The Damned” che, come del resto lo stesso titolo fa intendere, disegna paesaggi apocalittici. Sono solo pochi, intensi minuti strumentali e, subito dopo, “Wrapped In Spiral” ci propone una gradevole immersione wave in salsa ‘Cure’, con il basso cupo e nervoso che ci piace tanto, peraltro presente anche nella successiva “Slaughter Of The Black Sun” in cui, inoltre, c’è da evidenziare la tenebrosa tastiera ed il canto vigoroso, talvolta ‘lancinante’ di Ciampani. “In Silence Withdrawn” rallenta a favore di uno stile wave più classico e meditativo e lo stesso vocalist opta per tonalità malinconiche e distanti, come accade del resto anche in “Threatening Clouds Of Surrender”, ottimo, avvolgente brano synth-wave. Così, attraverso “Near The Entrance To The Underworld”, che, dopo un inizio oscuro e romantico, incalza inaspettatamente il ritmo inasprendo il clima, giungiamo a “Scattered In The Dust (Slay With Dismay)”, già nel precedente EP, uno degli episodi migliori: esordio alquanto drammatico, poi l’atmosfera ‘dark’ richiama i classici del genere, dai Cure migliori ai Bauhaus, in un susseguirsi di passaggi tetri, addirittura angoscianti. La splendida “Leocadia”, poco più in là, è forse uno dei brani più complessi e strutturati che inclina verso modalità gothic più alla Killig Joke. Fra le restanti, valga citare la strumentale “Sublime Ravings” i cui suoni ‘atmosferici’, di respiro più ampio contribuiscono ad un seppur temporaneo abbassamento della tensione, relax interrotto subito dopo da “Sharp Impulse” che riporta alle abituali sonorità wave. In chiusura, “Thirst For Justice” alterna efficacemente struggenti note di chitarra a passi più solenni ed intensi, che ben rappresentano scenari oscuri e tormentati, come quelli che, in effetti, sono propri delle suddette opere di Goya. E che Vacua sia!

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