Morrowyellow: My Colours 1985/1988

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E’ il momento di parlare di un’altra ristampa di grande interesse,  che ci dà l’opportunità di tornare a quello che è stato il panorama underground nostrano degli anni ’80: i Morrowyellow da Verona, in realtà, non pubblicarono all’epoca l’album My Colours 1985/1988, ma tutto il materiale che esso presenta proviene dai demo che avevano fatto e che, a distanza di parecchio tempo, la Synthetic Shadows di Roma ha voluto recuperare, affidando  il remaster a una delle anime (voce + chitarra) della band, il poliedrico Joyello Triolo, e realizzando così il disco che avrebbe dovuto essere allora. I membri del gruppo, in seguito, non hanno mai abbandonato gli ambienti musicali dedicandosi, a seconda delle rispettive inclinazioni, a varie attività e parlarne richiederebbe davvero troppo spazio: già star dietro al solo Triolo – giornalista, autore di un rinomato blog di musica e, naturalmente, musicista in infiniti progetti di tendenza – non è cosa da poco. Ma i Morrowyellow ci piacevano perché suonavano musica new wave con la fantasia e la creatività che ha caratterizzato molta della produzione italiana nata dalla ‘rivoluzione’ degli ’80 e il loro sound non solo si ascolta ancora volentieri ma sa stupire ed interessare. L’LP contiene, nella facciata A, il primo demo del gruppo, My Colours, del 1985 e nella facciata B il secondo, Morrowyellow del 1988. Si inizia con “Wakefulness”, classica new wave di stampo britannico con basso, chitarra, tastiera, ritmo incisivo e voce di Triolo ottimamente impostata ma nulla è scontato: i briosi secondi iniziali smentiscono l’atmosfera altrimenti oscura e ‘metropolitana’ del brano, dove, qua e là, curiose dissonanze ravvivano – pur incupendola ulteriormente – l’omogeneità dell’insieme. La deliziosa “No Secrets” per certi aspetti ricorda i Bauhaus, ad esempio nella parte vocale ma non è tutto qui; altri passaggi richiamano l’estro dei Tuxedomoon  e altrove ancora si inseriscono suoni bizzarri e ‘alieni’ di cui è difficile comprendere la provenienza: del resto, lì dove sono elencati gli strumenti, troverete pentole, lattine e bidoni la cui ‘resa’ musicale è assolutamente ineccepibile. “Where Sun Climbs” è forse una delle tracce più curiose e sperimentali, un potpourri di effetti liberi e disarmonici, che attestano lo stile quasi ‘anarchico’ ma ‘insaporito’ di ironia della band: un tocco da maestro, il coretto di voci femminili a cura di ManuElenAda. Con il lato B il clima si fa più decisamente serio e la new wave prende ‘mestamente’ piede con “3000 Days”, uno dei pezzi con più pathos , grazie soprattutto alla bellissima tastiera che prevale anche sugli estrosi ‘rumorismi’ ogni tanto affioranti. I brani successivi appaiono più complessi ed influenzati da sonorità insolite, quasi esotiche pur nella fedeltà a scenari alquanto malinconici: si tratta di “Don Juan” e  “Wheel (Shaman’s Rose)”, quest’ultima si distingue in particolare per l’intensità del canto ed il ritmo singolare che, insieme alla tastiera davvero emozionante, suscita inquietanti sensazioni. Chiude “This Film”, in assoluto forse la più struggente ed appassionata, dove l’arrangiamento indugia talvolta su note ‘spagnoleggianti’. Inutile dire che i Morrowyellow non hanno mai ricevuto nè riconoscimenti nè tanto meno premi ed hanno dovuto attendere un bel po’ prima che qualcuno decidesse di riportarli alla luce. Ai posteri l’ardua sentenza.

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