††† (Crosses): †††

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Crosses  (†††) è un progetto a cura di Chino Moreno, cantante dei Deftones che, insieme agli amici Shaun Lopez e Chuck Doom, ha così scelto di dedicarsi ad una forma musicale molto diversa da quella abitualmente coltivata: infatti lo stile del gruppo – spesso malinconico per non dire tetro – è di impronta elettronica, anche se la chitarra fa sentire incisivamente la sua presenza, talvolta con influenze shoegaze. Per notizia, vogliamo precisare che gli addetti ai lavori parlano qui di genere ‘witch house’ per le atmosfere minimali ed oscure e testi che di frequente fanno riferimento a temi horrorifici o dell’occulto. ††† – è così che i Crosses hanno voluto chiamare il loro debut album – presenta di certo paesaggi molto cupi ma non mancano momenti tipicamente ‘dreamy’ o puntate più sperimentali: il tutto ha sicuramente poco a vedere con i Deftones, se qualcuno dei lettori di Ver Sacrum li avesse mai seguiti, e desta il nostro interesse per il tentativo di creare delle forme nuove, il che, di questi tempi, è di per sè un fatto lodevole. Apre “†his is a †rick” il cui clima livido e decisamente teso ci porta subito ‘in medias res’: l’arrangiamento elettronico ha suoni alquanto ‘luttuosi’ e l’amico Moreno fa subito sfoggio della gamma delle sue possibilità. “†elepa†hy” sembra concedere qualche chance al synth-pop e il canto del nostro diviene accattivante mentre “Bi†ches Brew”, tastiera ‘lacerante’ e melodia vagamente gothic, si colora di dark fino a squarciare l’universo con il conclusivo campionario di grida, davvero efficace.  Poi, dopo “†hholyghs†”, più lenta ma anche più convenzionale nella melodia, ecco “†rophy”, uno dei momenti ‘dreamy’ di cui si parlava, in cui Moreno dà veramente prova di grande versatilità, adattando con ottimi risultati la sua voce a toni morbidi e languidi in un contesto profondamente malinconico. Il problema è che finisce con l’esagerare, come dimostra la successiva “†he Epilogue”, non a caso uscita anche come singolo, in cui la disponibilità ‘melodica’ diviene sfacciatamente pop in un pezzo che non sa nè di sperimentazione nè  tanto meno di Deftones. Da questo punto in poi, in effetti il livello si abbassa e dei ben nove brani successivi solo poco è degno di menzione: “Op†ion”, in cui si vorrebbe ‘insaporire’ la classica ‘ballatona’ con suoni elettronici insoliti, “Nine†een Eigh†y Seven,”, un altro dei momenti ‘dreamy’ ma arricchito di echi, rumorismi elettronici e cori irreali che gli conferiscono grande originalità e la conclusiva “Dea†h Bell” lenta ed impostata su un gioco di inusuali disarmonie che creano un’atmosfera misteriosa ed elusiva. ††† non si può quindi definire una ciambella col buco, ma va apprezzato, a mio avviso, per il tentativo di portare aria nuova.

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