Beata Beatrix: The new gothic generation

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Il titolo (come per “Neo-gothic propaganda” dei Macbeth) vuole esplicitare quello che è il manifesto sonoro dei Beata Beatrix i quali, ancora sotto l’egida della brasiliana Wave Records, pubblicano un secondo albo caratterizzato da un artwork incisivo e decadente (allineato alla proposta musicale dei toscani). Ma The new gothic generation non è opera lineare in quanto a contenuti, ogni singolo motivo rappresenta una svolta, anche brusca, rispetto a quello che lo ha preceduto, e l’ascoltatore meno preparato può rimaner interdetto, dinanzi a cotanta varietà stilistica messa in campo da Hatria (validissima la sua prova), Rick Trix e Crowley. Chiaro che il rischio di schierarsi a favore di questa piuttosto che di quella canzone è ben presente, assecondando le inclinazioni di chi sta usufruendo delle tredici tracce (l’ultima, “Caronte”, è prevalentemente istumentale, a parte i vocalizzi che accompagnano il mesto sciabordio dell’acqua franta dai remi, ma la meta finale è nota) che compongono The new gothic generation. Il quale si muove tra death rock cristallino (“The mary’s song”), concessioni al pop più audace (“Deeper & deeper” ed una “Beata Beatrix” elusiva come il quadro di Gabriel Dante Rossetti al quale il terzetto deve il nome), rimandi alla dark-wave di Siouxsie/Cocteau Twins (“Drakula my love”) ed al folk-apocalittico (il percussionismo severo della breve e declamatoria “Nero”), elettronica spinta da dance floor (“The green fairy” e “Fever” sorelle di “In the garden of ecstasy”), splendide ballate (epica “Jane Eyre”, obscurissima come pece “Black D.”), inerpicandosi alla ricerca di una vetta che comunque appare difficile da raggiungere, lodevole nelle intenzioni, ma che in fine può generare non poca confusione. Col rischio che i (diversi) episodi di spessore presenti vengano presto dimenticati, o che peggio i più oltranzisti si limitino a quelle che meglio si adattano al gusto specifico. Davvero un peccato, che la deliziosa “Goodbye hello” rimanga confinata all’underground ed al piacere di pochi, con quello che le emittenti radio nazionali ci propongono, questa piacevolissima piece farebbe un figurone… Ma che (censura) ascoltano i diggei italiani? Anche della madrelingua, quando utilizzata (“Beata Beatrix”, “Nero”), Hatria fa un uso adatto alla circostanza, andando a conferire maggiore sostanza all’esposizione.

Per informazioni: http://www.waverecordsmusic.com
Web: http://www.beatabeatrix.com
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