Winter Severity Index: Slanting Ray

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Winter Severity Index, il progetto darkwave di Simona Ferrucci, dopo la pubblicazione dell’EP Survival Rate ed un’intensa attività dal vivo, ha raggiunto il traguardo del full-length. Accanto a Simona che, oltre a comporre, canta e si occupa di chitarra, basso e parte ritmica, non troviamo più Mushy, presa da altre numerose iniziative, bensì Alessandra Romeo che collabora con tastiera e synth. Slanting Ray contiene dieci tracce che non si allontanano dall’impostazione dei lavori precedenti e propongono atmosfere fredde e cupe ma ricche di grazia e raffinatezza. Apre la sconsolata “At Least the Snow”, minimale fra basso, chitarra e canto dalle tonalità remote: i paesaggi sono tipicamente lunari. Gli stessi scenari sono presenti anche nella successiva “Ordinary Love”, dal ritmo più sostenuto, l’unica che fa pensare ad una vaga somiglianza a Siouxsie, almeno finchè non si levano le straordinarie note di sax a cura di Pierluigi Ferro che procurano un intermezzo decisamente efficace. Poi ecco “A Sudden Cold”, darkwave soave, bellissima, triste: la personalità e la peculiarità di Simona si fanno apprezzare qui ancora di più che nell’EP precedente, che pure avevamo molto apprezzato. La strumentale “Bianca” giunge quasi inattesa, con il suo drumming tagliente e la splendida chitarra, a spalancare porte che conducono fra oscure ombre; incalza quindi “The Brightest Days”, in cui ricompare la voce di Simona come provenisse da distanze siderali, elevandosi verso la fine in poche frasi affannose e acuminate. “Fishblood”, dominata da un basso cupo e ribollente, incoraggia nere meditazioni che le note liquide della chitarra, i suoni ‘sacrali’ della tastiera e i tetri echi del canto non dissipano, così tocca a “Lighting Ratio” il compito di disperdere le tenebre e ci riesce solo in parte, semplicemente donando proprio alla chitarra un po’ più di luce. Anche “No Will”, a mio avviso uno degli episodi più validi, si distingue per la solita chitarra, qui davvero brillante, che domina per tutto il pezzo: il ritmo moderatamente sostenuto ed il canto coinvolgente fanno il resto. “Compulsion” azzarda dissonanze sperimentali e, con la voce straniante di Simona, inonda la scena di tinte quasi sinistre ma alla fine “Embracing The Void” torna su sonorità liquide e sognanti concedendo l’agognato sollievo per quanto pervaso di nebbia. Ma che brave ragazze!!

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3 comments

  1. Mrs. Lovett 4 maggio, 2014 at 07:55

    Beh, Simona non e’ Lisa Gerrard ma trovo che non se la cavi affatto male. E il disco e’ davvero buono!

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