Deathstars: The perfect cult

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Ad un passo dall’ammissione alla poule d’onore dell’industrial-gothic-metal, gli svedesi Deathstars danno fondo alle loro risorse ispirative per assemblare il quarto disco della loro onorevolissima carriera, auspicando di concretizzare finalmente tali propositi (legittimi peraltro). Episodi come la bombastica “Temple of the insects” o come “All the devil’s toys” che evoca la grandeur melodrammatica dei The Sisters Of Mercy (rivisti ed aggiornati da The 69 Eyes) segnano punti pesanti a favore del quartetto di Stoccolma. Tanto da risultare decisivi in ultima analisi, quella del giudizio finale, e da indurre al perdono brani appena ordinari come “Ghost reviver” (che però un’attenuante l’ottiene, succedendo nella track-list all’eccellente e ruffianissima “All the devil’s…”). Chitarroni pesanti che rimbombano come macigni in caduta libera, rimbalzando sulle stratificazioni tastieristiche, cantato evocativo (Whiplasher e Nightmare Industries si accollano senza mostrar segni di fatica un fardello pesante), un’inclinazione spontanea al confezionamento di anthem spettacolari (la title track e l’opener “Explode”, singolo rammstein-niano che suono da alcune settimane) come di mid-tempo solenni (“Noise cuts”), ecco una formula che non rivela sorprese, ma che altri hanno invano tentato di replicare, senza le medesime fortune. E se qualche ripetizione qua e là fanno fatica a celarla, The perfect cult resta comunque un disco da segnare sul taccuino, è chissà che non riesca ad inserirsi nella Top di fine anno. Produzione curatissima (dello stesso Nightmare Industries, che si è avvalso della collaborazione di Roberto Laghi), anche se il suono è forse troppo omogeneo, pur avendo utilizzato diversi studi, missaggio di Stefan Glaumann (Rammstein ma anche Within Temptation), masterizzazione di Svante Forsbaek.

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