The Rip: The Rip

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La SwissDarkNights ci fa scoprire un altro gruppo italiano in attività dal 2009, che pubblica soltanto in questi giorni il debut album con il suo stesso nome. I The Rip sono in verità un duo, composto da Tommaso Meneghello, che fa parte anche del progetto And We Were Shadows – si veda, in proposito, il nostro commento sull’ottimo Beyond The Lights – e Michelangelo Rossato. Veneti di provenienza, i The Rip hanno sdoganato una delle versioni più minimali – e malinconiche! – del postpunk, facendo della passione per gli ’80 lo strumento espressivo di una sensibilità fragile ed oscura. Senza osare sperimentalismi inusitati ma magicamente dotati di un’ispirazione originale – si noti l’uso di due bassi, una scelta certo non comune –  che li rende decisamente riconoscibili in un ambito in cui le imitazioni abbondano, i nostri creano visioni cupe ma a volte leggere come ologrammi, a volte invece plumbee e opprimenti, inondando chi ascolta di accorate suggestioni. Apre  “Deadline Reached”, una delle più orecchiabili e gradevolmente ritmate, le cui sonorità lineari sono abbinate ad un parte vocale intensa come in pochi altri casi nel resto dell’album. Subito dopo siamo catturati dal cupissimo basso post-punk di “Fall Apart”: l’atmosfera si fa più dark, il canto introspettivo ma ricco di pathos ed entriamo in quella che, a mio avviso, è la dimensione ideale di The Rip, cioè il drumming secco ed il basso in efficace interazione. “Autumn” poi approfondisce le ombre ed il paesaggio si fa doloroso, per intenderci molto vicino alle cose migliori dei Cure: arrangiamento minimale e basso che è ormai poesia per una voce che quasi sussurra, struggente. Ma “Hidden” propone note lente e tetre che feriscono, ‘bilanciate’ successivamente da una ventata di sano e solido postpunk che induce visioni dai cinerei colori ma meno dolenti (“Point of No Return”); “The Things that Shouldn’t” invece si riveste di tinte gotiche. Per finire segnalo soltanto l’ultima, “In Times of Need”, in cui i cupi suoni iniziali suggestivamente ‘industriali’ sprofondano poi in abissi di malinconia senza fine. Il disco di The Rip è decisamente notevole e, inoltre, una vera ‘chicca’ per noi ‘depressi cronici’ ma non aspettatevi che sia una cura, anzi…

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