Closer: In search of light

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Nella metà degli anni ’90 mi capitò di apprezzare molto una band statunitense chiamata Rachel’s; all’epoca, questa veniva in qualche modo inclusa nell’allora emergente scena post rock, sufficientemente giovane da non avere ancora confini rigidi e definizioni precise e da poter ospitare, finchè è esistita, questa particolarissima band che invece, da un punto di vista prettamente sonoro, era estremamente lontana dal noise evoluto che a breve avrebbe monopolizzato la scena. Tutto questo per cercare di inquadrare un minimo questo In search of light del progetto Closer, nome con cui incide il musicista australiano Liam Dely, anche se le somiglianze sono abbastanza relative: il suono dei Rachel’s era sicuramente più classicheggiante, caratterizzato com’era dal suono del pianoforte e degli archi, ma è stata proprio quella la prima band che mi è venuta in mente quando ho ascoltato questo lavoro: in fondo la definizione di post rock da camera ben si adatterebbe a quest’opera. Il fulcro del suono è quello del pianoforte, in alcuni casi fortemente riverberato, affiancato da chitarre (talvolta suonate in tremolo), archi, strumenti a fiato o basi elettroniche; nel complesso si tratta di una musica molto rilassante ma non statica, malinconica ma non angosciante, sottile ma non evanescente e che ha qualche parentela anche con l’ambient pur non essendo facilmente ascrivibile ad un genere ben preciso. Il risultato è un lavoro interessante che può piacevolmente accompagnare i pomeriggi casalinghi così come fare da tenue sfondo ad una rilassante serata con gli amici.

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