Junius: Days of the fallen sun

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Erano ormai diversi anni che, tranne casi abbastanza particolari, non mi approcciavo più a lavori progressive, malgrado questa forma musicale abbia costituito, nel lontanissimo passato, una buona parte dei miei ascolti. Ormai è passato un po’ di tempo e non ricordo più come mi sia capitato tra le mani questo EP dei Junius, combo di Boston attivo dal 2004: si tratta di una mezz’oretta di musica interessante e ben fatta, in cui vengono miscelate sapientemente diverse influenze. Il disco è costituito dall’alternanza di brevi intermezzi prossimi all’ambient (i cui titoli sono riportati tra parentesi) e brani veri e propri che, considerato il genere, sono comunque abbastanza snelli; il primo nome che mi è venuto in mente ascoltando i Junius è stato quello dei Magellan, gruppo che all’inizio degli anni ’90 trovai interessante per la sua capacità di coniugare l’epicità di certo prog con suoni più moderni e scattanti nonché per  un uso della voce che, se da un lato era meno impostata di quelle tipiche dei gruppi progressive, dall’altro aveva la capacità di lasciare l’ascoltatore come in sospeso; a questo impasto, il combo bostoniano aggiunge dosi omeopatiche di post rock (soprattutto in un certo uso delle chitarre) e un’aumentata capacità di creare atmosfere tese e nervose, anche grazie ad un sapiente uso della batteria, in costante divenire durante l’evoluzione dei brani. Nel complesso se, da un lato, non credo si possa urlare al capolavoro, dall’altro si tratta di un lavoro ben confezionato, il cui ascolto mi sentirei di consigliare anche ai non appassionati del genere.

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