Major Parkinson: Twilight cinema

0
Condividi:

Altro disco in qualche modo ascrivibile all’ambito progressive, anche se totalmente diverso da quello dei Junius; in questo caso, probabilmente, la sua presenza tra le pagine di Ver Sacrum è parecchio più sensata, visto che le atmosfere create dal gruppo sono a tratti fosche e decadenti, come si può già immaginare anche dalla copertina. I Major Parkinson sono un gruppo norvegese che, in precedenza, mi era del tutto sconosciuto e che si dimostra estremamente versatile e in grado di creare atmosfere anche molto diverse tra loro, grazie ad una forte ecletticità che si sposa ad ottime capacità tecniche e ad una strumentazione ampia e variegata (che comprende, in questo lavoro, violino, violoncello, mandolino e sanza). Colpisce subito la voce calda e profonda di Jon Ivar Kollbotn, che potrebbe, a tratti e molto alla lontana, ricordare un Nick Cave meno stentoreo e molto più roco; interessanti anche gli inserti di voce femminile, sia sullo sfondo sia in primo piano. Le atmosfere create, come accennavo già in precedenza, possono essere alquanto decadenti (il titolo Twilight cinema si adatta perfettamente alla musica in esso contenuta), anche grazie all’uso mai banale delle tastiere, talvolta utilizzate ad imitazione della fisarmonica, altre volte per inserti molto più “tecnologici”; in diversi casi l’atmosfera che viene evocata è quella delle musichette in tre quarti del circo, in altre quella di qualche vecchio cabaret parigino, il tutto caratterizzato dall’alternanza di brani più morbidi e malinconici e di brani più tesi e sinfonici, spesso caratterizzati da tempi sincopati. A tratti mi vengono in mente i Gentle Giant in versione contemporanea, in altri frangenti quelli che del gigante buono (con tutti i possibili distinguo che sarebbe necessario fare…) sono stati forse i più degni e geniali epigoni, cioè i grandissimi Cardiacs: i Major Parkinson sono senza ombra di dubbio meno folli dei secondi e più eclettici dei primi, riuscendo di fatto a realizzare un bellissimo disco che stupisce per la personalità che riesce ad elargire a piene mani, soprattutto in un ambito ormai fortemente canonizzato da lunghi decenni di storia. Era da molto tempo che un disco non mi emozionava così tanto fin dal primo ascolto e devo dire che il mio gradimento è aumentato di ascolto in ascolto: chapeau!

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.