Malanima: Mondi Dissociati

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Mondi Dissociati è il debut album della band italiana Malanima, di cui avevamo a suo tempo segnalato un ottimo EP,  Promo 2012, uscito oltre un anno fa. Livornesi, attivi dal 2012,  Daniele, Stella e Sickozell hanno dimostrato fin dal primo momento di sapersi muovere con disinvoltura in un settore ormai talmente inflazionato da rendere difficile individuare proposte originali. Mondi Dissociati è un bel disco curato, di piacevole ascolto, che rielabora la lezione degli ‘80 senza riprodurla in modo pedissequo ma facendone più che altro una scelta di stile – fra postpunk e gothic – con soluzioni spesso assai efficaci. L’album contiene anche i brani dell’EP precedente. Si veda per esempio l’opener, “Fatvm”, cupa traccia strumentale in cui l’arrangiamento ‘sintetico’ è davvero seducente mentre gli archi conferiscono il giusto tocco di ricercatezza. “Isabel” ha un andamento più drammatico e l’effetto è reso straordinariamente struggente dal testo in francese; “Keine Gnade” si riallaccia alla new wave più oscura e qui le parole in tedesco ci stanno proprio bene. “Mental Prison” è più orientata sul gothic con la chitarra greve e la voce di Daniele vigorosa ed intensa, mentre “Aroldo”,  una di quelle che ‘parla’ italiano, si distingue soprattutto per l’ottimo basso alla Cure. “Z” è il brano delizioso che avevamo visto in Promo 2012: testo in francese ed accattivante melodia elettronica che le ‘variazioni’ nel finale, che includono rintocchi di campana ed anche un cambio di lingua, rendono ancora più intrigante. Sana e solida new wave per “The Cooling Hour” di cui appare particolarmente riuscito l’arrangiamento elettronico con il synth che fa davvero faville e poi “Transfert” amplia gli orizzonti con passaggi ‘cinematografici’ di maggior respiro. “Notturno Istanbul”, anch’essa già presente nell’EP precedente, propone suggestive sonorità d’altri tempi abbinate a strumenti inusitati come il baǧlama, usato nella musica popolare mediorientale: il singolare testo in italiano e l’atmosfera fumosa e decadente conferiscono al tutto un fascino indescrivibile. Infine gli undici minuti abbondanti di “Arab Spring”, traccia strumentale ricca di echi arabeggianti e misteriosi – ma anche chitarra e basso fanno un lavoro grandioso! –  concludono in bellezza questo album pregevole, pieno di stimoli e fantasia. Che sia saltato fuori uno dei dischi italiani del 2014?

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