Her Name Is Calla: Navigator

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Her Name Is Calla, band inglese di post-rock molto oscuro capitanata da Tom Morris, ha pubblicato il terzo full-length, Navigator, a distanza di tre anni dal precedente The Quiet Lamb che aveva ottenuto molti elogi dalla critica. Fedele ad uno stile sobrio ma incentrata su tematiche improntate ad un cupo pessimismo, la loro musica è fatto di paesaggi nebbiosi sì, ma molto emozionali, dominati da chitarra acustica ma spesso con riusciti interventi di archi e tastiere. L’opener “I Was The Back of A Nightingale” esordisce, per esempio, con una chitarra dolente ed un canto mesto ed introspettivo a cura di Tom Morris e l’inserimento, poi, di piano ed archi non rende certo lo scenario più vivace: qui siamo in pieno ‘territorio’ folk. Subito dopo, in “The Roots Run Deep” troviamo un ‘ampliamento’ elettronico dei suoni che contribuisce a renderli più ‘wave’ ed inquietanti anche se non mancano archi e tutto il resto a creare una tessitura sperimentale di un certo interesse. Segue un breve, etereo intermezzo (“It’s Called, ‘Daisy’”) e si arriva a “Ragman Doll”, tutta piano e voce, che i più hanno paragonato a ragione ai Radiohead, soprattutto per l’uso del ‘falsetto’ da parte di Morris; personalmente, però, preferisco di gran lunga la title track che, per quanto sempre dominata dalla chitarra acustica coadiuvata dagli archi, risulta assai più varia ed è anche arricchita dalla voce femminile: sorprende l’intenso ed arioso finale di impronta ‘cinematografica’, degna chiusura degli oltre otto minuti del brano. “Burial” invece risulta un filo tediosa come è il caso, poco dopo, anche di “It Was Flood” nonostante il bel violino. Gli undici minuti di “Dreamlands” appaiono invece giustificati dalla varietà sperimentale, dall’uso sapiente del ‘rumore’ e dal clima vagamente allucinante che pervade il brano, per cui l’interesse dell’ascolto non viene mai meno. E’ da episodi come questo che si comprende che la musica di Her Name Is Calla, al di là dei singoli episodi, ha spessore e contenuto e merita dunque la nostra attenzione.

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