Johan Troch: When it's over

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La carriera di questo artista è cominciata a metà dei mitici anni ’80, come frontman dei leggendari Last Journey, un gruppo belga profondamente influenzato dai Joy Division e, naturalmente, da Ian Curtis, di cui è attualmente possibile ascoltare i lavori con una semplice ricerca su Facebook o Soundcloud. Dopo lo scioglimento di questa band nel 1986 Johan Troch ha cominciato a portare avanti il suo progetto solista, del quale ha pubblicato, dal 2011 ad oggi, solo in digitale, quattro album strumentali e quest’ultimo, con canzoni anche cantate, tutti con download libero su Bandcamp. Coerentemente, afferma che per lui la cosa più importante è far conoscere la sua musica, che è, aggiungerei, davvero coinvolgente, dolcemente crepuscolare e riesce ad arrivare nelle profondità dell’anima. Prima di recensire l’album vi consiglierei di vedere il suo canale YouTube, dove sono caricati la maggior parte dei suoi pezzi, con video girati con numerosi artisti e ballerini, che aggiungono delle immagini affascinanti alla sua musica, in perfetta amalgama con essa, raggiungendo così un effetto dal grande impatto.

Veniamo ora a When it’s over, album composto da dodici pezzi atmosferici, intimisti, che possono ricordare il ricercato minimalismo di David Sylviain (citato da Johan stesso come uno dei suoi musicisti di riferimento) o di altri compositori dell’ala più colta e di ricerca sviluppatasi dalla prima new wave, come Pieter Nooten con cui Johan ha collaborato. Un lavoro da ascoltare prestando attenzione ed aprendo il cuore e la mente, non una musica da usare come sottofondo mentre si svolgono altre attività: in cambio sarete pervasi da affascinanti, intense emozioni. Nei brani di quest’album ogni singola nota è come una pennellata che delinea stati d’animo ed atmosfere, come in un susseguirsi di scorci di un cammino profondo, un viaggio interiore durante il quale sentimenti, sogni, pensieri, ideali vengono tradotti in musica. Tutto è soffuso: la ritmica di fondo e la chitarra si intrecciano in melodie a cavallo tra shoegaze e post rock, per creare ambientazioni malinconiche, dolcemente suadenti, sulle quali aleggia la voce, calda, profonda, ma mai eccessiva.

“Beauty” e “The Prophecy”, i pezzi che aprono l’album, hanno il pianoforte in primo piano, con un cantato quasi recitato, che mi ricorda i pezzi più intimisti e malinconici di Daniel Darc. “When it’s over” è caratterizzata dagli arpeggi sognanti, a tratti ipnotici e lisergici, della chitarra. In “The Astronauts” troneggia di nuovo il pianoforte, questa volta accompagnato da una sognante ed evocativa chitarra. “We’re living together” ha delle sonorità che si possono avvicinare a quelle oniriche create da Robin Guthrie, mentre “The garden of lovers” è il pezzo più rock, una lenta ballata carica di emozioni dolcemente malinconiche. “Consultation” ricorda le atmosfere velatamente soul degli And Also The Trees di The Klaxon. “We’re living our lives” ha lo stile della new wave degli albori: un rock molto lento, tenue e venato di suoni sognanti. “Something good” ha delle atmosfere rarefatte, in qualche modo remote e fortemente malinconiche. “The Dawn of Day”, la mia preferita, è calda ed avvolgente, con gli effetti di eco che aggiungono enfasi all’atmosfera crepuscolare; “Childhood” è lenta con delle venature che si avvicinano alla musica nera; “Close to you” è minimalista, come se i suoni volessero delineare l’atmosfera per la voce in primissimo piano.

Posso solo concludere invitandovi ad andare sul Bandcamp di questo artista ad ascoltare e scaricare quest’opera bella e coinvolgente, che racchiude atmosfere ed emozioni.

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