Lisa Gerrard: Twilight Kingdom

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Un nuovo lavoro di Lisa Gerrard da solista è normalmente un evento che non può passare sotto silenzio. Tutti questi anni trascorsi ed una carriera di altissimo livello hanno fatto di lei un mito che si pone al di sopra di mode e generi musicali e che fa della cultura e delle sorprendenti doti canore la propria definizione. Come negli altri album da solista di cui qui avevamo parlato – The Black Opal e The Silver Tree – la Gerrard mette al centro della ricerca l’uso e la sperimentazione della voce che diviene strumento e parte integrante della creazione musicale. Questo Twilight Kingdom che contiene dieci brani e si avvale della collaborazione di Daniel Johns, Patrick Cassidy e Astrid Williamson – quest’ultima già vista alle tastiere durante il tour 2012-2013 dei Dead Can Dance – non è comunque solo un album di ‘voce’ e la parte musicale non riveste affatto un ruolo secondario, anche se appare aliena da sperimentalismi ed orientata verso soluzioni classicheggianti o di atmosfera. Così, fra echi inquietanti ed oscuri scenari nordici apre, splendida, “Blinded”: note ultraterrene e voci immateriali creano lunari paesaggi dello spirito. Poi, “Adrift” fa sentire come in una cerimonia religiosa: indescrivibile la solennità dell’arrangiamento classico abbinato al canto che si leva maestoso versa il cielo; in analoghi ‘territori’ si muove anche la successiva “Our Kingdom Came” che, tuttavia, suona più oscura e misteriosa. “Estelita” è una delle tracce più suggestive ma forse più complesse: tutta basata su un gioco di voci sovrapposte di grandissimo effetto, si avvale di un accompagnamento dal sapore ‘anticheggiante’ che crea con il canto un’armonia triste quanto arcana. “Neptune” inizia cupamente con la tastiera che poi lascia il posto alla voce: questa intona una sorta di nenia arcaica arricchita poco dopo dall’arrangiamento in forma orchestrale. “Seven Seas” dimostra quanta suggestione può nascere da minimalismo musicale unito ad un canto celestiale che ci apre letteralmente le ‘porte’ mentre “Become” inclina nuovamente ad uno stile molto classico assecondando le capacità liriche della Gerrard. Da ricordare, proprio in fondo, “The Veil”, meravigliosamente costruita sulla ricchezza delle infinite tonalità vocali della nostra, inquietante nel suo essere remota e densa di segreti, opportunamente breve per lasciare un’inesplicabile pena nel cuore. Inimitabile classe…

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