Martyn Bates: Arriving Fire

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Martyn Bates, uno dei fondatori della storica band new wave britannica Eyeless In Gaza, ha pubblicato in questo periodo un altro lavoro solista. Musicista attivissimo e molto prolifico, Bates è solito spaziare fra i generi e gli stili senza mai attestarsi su canoni precisi, come a suo tempo si osservò a proposito della ristampa dell’album Mystery Seas nel 2006: le sue preferenze vanno comunque a soluzioni musicali semplici, talvolta minimali, orientate ad un songwriting lineare ma poetico, non sempre vicino a quella che è stata la produzione degli Eyeless In Gaza di ieri e di oggi. Queste poche osservazioni valgono anche per Arriving Fire recentemente uscito: si tratta di un disco malinconico ed introspettivo in cui la chitarra acustica ha un ruolo preponderante così come il testo cantato, nel rispetto della tradizionale forma canzone. Una musica di questo tipo può, ovviamente, essere destinata a poche e selezionate anime sensibili. Apre la title track con suggestive note di chitarra acustica e il mondo del Martyn Bates di oggi si delinea chiaramente nelle sue cineree trame pacate, vagamente languide. Segue “Flight”, il cui paesaggio è rischiarato dalla straordinaria intensità del canto e dopo “Port Of Stormy Lights” in cui i suoni si rivestono di un cupo senso drammatico. “Past Tense/Eclipse” inclina verso un placido folk, come del resto anche “Skirting the Shores of Sunrise” che tuttavia richiama certi tristi passaggi di Tim Buckley; il clima si rasserena poi con “Pity Winter”. Delle rimanenti, valga segnalare la ‘superdepressa’ “The Rhyme Of Miracles” e “Close Of A Song” in cui l’arrangiamento è reso meno minimale dall’intervento elettronico. Arriving Fire può dunque essere consigliato agli amanti delle atmosfere tetre e solitarie.

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