Oceans On The Moon: Tidal Songs

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Arriva stavolta da Genova un progetto davvero interessante, che si colloca fra l’elettronica, il post-rock ed il dark con intelligenza e fantasia. Gli Oceans On The Moon – il bizzarro monicker, come da loro stessi ammesso, fa riferimento ai mari sulla superficie lunare – sono Andrea Leone e Marco Martini; già attivi da tempo in altri contesti, si sono uniti nel 2012 in un sodalizio che rispecchia le loro preferenze musicali: Mogwai e This Will Destroy You ma anche Interpol e la New Wave classica. Tidal Songs è il loro debut album e, sinceramente, è un bell’ascolto. Le atmosfere sono spesso malinconiche, per non dire cupe, ma forti di quell’ampiezza di respiro che caratterizza molte produzioni post-rock, i Mogwai in primis e che contribuisce a suscitare visioni ‘naturali’, se non ‘spaziali’. Apre “Kali Yuga” con ‘fischianti’ suoni elettronici più ‘dark’ che ‘post-rock’ e ritmo ben sostenuto: i ragazzi mostrano subito di conoscere la new wave a dovere! Subito dopo, “Kate Austen”, traccia strumentale, ci presenta l’altro lato degli Oceans On The Moon: la musica si ‘allarga’ fino a dilagare ovunque, alla ricerca di scenari armoniosi ma vagamente misteriosi. Le due ‘facce’ trovano una sintesi  nella seguente “In Stop Motion” ma, bypassata la più orecchiabile e ‘cinematografica’ “Prometheus Failure”, è “The Garden” uno degli episodi più validi, oserei dire un gran pezzo: malinconico ed introspettivo, con qualche passaggio di chitarra davvero delizioso, è cantato da Andrea Leone con molta intensità e pathos. Poco più in là, anche “Children of Greece”, con ogni evidenza, si spende per la causa del post-rock; alla fine “Quick Love”, ottimo basso abbinato ad una chitarra che genera pensose armonie, chiude in bellezza un lavoro che fa presagire un futuro interessante.

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