Sons of Magdalene: Move to Pain

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Membro fin dal 1999 del duo di elettronica Telefon Tel Aviv, l’americano Joshua Leeds Eustis è figura eclettica e versatile, attiva su vari fronti. L’ultimo in ordine di tempo è il progetto Sons of Magdalene, nato nel 2007, al quale ha continuato, seppur senza fretta, costantemente a lavorare, anche dopo la morte dell’altro membro fondatore dei Telefon Tel Aviv Charlie Cooper : con tale moniker il nostro ha pubblicato quest’anno l’album Move to Pain, contenente in parte anche materiale mai utilizzato dai Telefon Tel Aviv. Si tratta di un disco che rispecchia, per forza di cose, la situazione personale del suo autore che, in breve tempo, ha subito la perdita sia del proprio padre sia, appunto, del compagno di lavoro; eppure sbaglierebbe chi pensasse che il clima di questa musica sia depresso o lagnoso. Lo stile spazia infatti liberamente dal synth-pop all’ambient, sfruttando ampiamente le possibilità che l’elettronica offre in modo molto personale. L’opener “Hold on Hold Still for a Second” è forse l’unica a proporsi come synthpop aereo e frizzante con la parte vocale malinconica ma accattivante. Già con la breve, strumentale “Bitter Soliloquy” il clima si fa tetro ed inquietante e poi il ritmo nervoso e secco di “The Whip”, drasticamente martellante fin dall’inizio, ci accompagna inesorabile verso l’elettronica più oscura. La title track apre nuovamente al synthpop, stavolta più ‘corposo’ e variato mentre in “A Strange Sound”, che Eustis ha voluto dedicare alla madre, l’atmosfera ‘aerea’ si amplia divenendo spazio, lo stesso che in “Unfortunate Phone Call” attraversiamo sbrigativamente per arrivare al cupo mondo minimale di “O Death”, ricco di arcani echi. Con il taglio blandamente sperimentale  di “Crows on the Eaves of My Father’s House” si conclude un disco non rivoluzionario ma senza dubbio stimolante.

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