Blonde Redhead: Barragán

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Tornano  con un nuovo lavoro a distanza di quattro anni i Blonde Redhead di Kazu Makino e dei fratelli Amedeo e Simone Pace. Dopo anni di attività e la pubblicazione di album senz’altro pregevoli ed apprezzati nel mondo del rock indipendente (con un accostamento della band a formazioni quali i Sonic Youth), il passaggio ad una musica più intimista, eterea e sognante ha sancito l’ingresso della band statunitense nel mondo 4AD, etichetta che tutti conosciamo e che non ha certo bisogno di presentazioni. Il sodalizio con la casa discografica inglese ha segnato una svolta nella carriera dei Blonde Redhead ed a partire da Misery is a Butterfly – uscito nel 2004 – ha portato alla pubblicazione di lavori molto apprezzati dal sottoscritto, di sicuro interesse anche per amanti di sonorità eteree e dream pop.

Con Barragán – uscito su Kobalt – la band dà alle stampe un lavoro che però si discosta rispetto alle ultime fatiche in studio. Ridotte in maniera significativa l’atmosfera e le sonorità sognanti che caratterizzavano molte delle composizioni presenti sui lavori targati 4AD, il nuovo lavoro è più scarno musicalmente, si caratterizza per suoni rarefatti ed in parte sperimentali, con risultati – tranne alcuni episodi – a mio avviso non convincenti.

Il nuovo full-lenght si apre con la title track, brano strumentale che ci introduce a Lady M, song priva di orpelli, caratterizzata dalla bella voce della singer Kazu Makino, in fin dei conti piacevole ma niente più.

Si prosegue con Dripping, che vede Amedeo Pace alla voce; bel brano, ove non mancano atmosfere di stampo wave ’80 ed uno degli episodi a mio avviso più riusciti di quest’ultima fatica in studio. Ben presto si percepisce però il cambio di direzione musicale dei Blonde Redhead a cui accennavo; Cat On Tin Roof è un brano interlocutorio, cadenzato, caratterizzato da giro di basso/batteria che si ripete per l’intera durata della canzone. Anche The One I Love e No More Honey, per quanto mi riguarda non incidono e sinceramente lasciano un pò di amaro in bocca. Lontana è la magia a cui ci avevano abituato con gli ultimi lavori in studio. Stesso discorso vale per Mind to Be Had, altro brano che non convince appieno, con Amedeo Pace alla voce.

Fortunatamente la situazione migliora nella parte finale dell’album; Defeatist Anthem (Harry and I) è una buona song, se non altro nella prima parte, eterea e con un bella interpretazione della cantante, che possiamo dire ricollegarsi al recente passato della band.

Penultimo vede alla voce Kazu Makino e Amedeo Pace, per un’altra delle canzoni più riuscite dell’album, per giungere infine alla conclusiva Seven Two, minimale, ove i due si alternano di nuovo alla voce con discreti risultati.

Che dire? Più ombre che luci da quest’ultimo lavoro dei Blonde Redhead, uno dei dischi più attesi dal sottoscritto di questo 2014. Barragán ci mostra sì una band che non teme di sperimentare nuove soluzioni e percorrere strade in parte diverse rispetto al passato, ma anche dopo ripetuti ascolti lascia spiazzati riguardo alla direzione musicale intrapresa. La speranza, per quanto mi riguarda, è che dopo un passo falso, la band riesca a stupirci di nuovo – ma in positivo – fin dalla prossima uscita discografica.

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