Cadaveria: Silence

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Quinto capitolo della saga gothic-horror (definirlo tale è quanto di più appropriato, sopra tutto una volta terminato l’ascolto di Silence) per uno dei progetti più validi, ed in grado di competere ad armi pari coi più quotati esponenti stranieri del settore, che possiamo vantare in Italia. Silence è un disco oscuro, melanconico, sottilmente spaventevole. E’ terrore che s’insinua sottopelle, subdolo, pronto ad esplodere in un moto di follia annichilente. La performance della cantante e band-leader è da sottolineare, essendo superlativa non solo quando si esprime in ferino growling, ma sopra tutto quando usa un registro limpido, evidenziando la propria, magnifica voce. Adattissima al contesto. Le chitarre di Booth e di Laurent lucidano con cura il banco sul quale le carni verranno incise fino a scoprire l’apparato osseo, esibendosi in a-soli ove il virtuosismo non viene esasperato, bensì offre all’ascoltatore un’ulteriore chiave di lettura ad ogni singola canzone. Riprendono il classic per renderlo attuale. Sorregge il tutto la collaudata sezione ritmica Marcelo Santos/Killer Bob, strumento di efferatezze sonore capace di accelerare e di rallentare senza che mai venga meno la compattezza di Silence. Che nel singolo “Carnival of doom” individua uno degli snodi fondamentali per comprenderne appieno la portata; i cadenzati come “The soul that doesn’t sleep” (titolo che piacerebbe a King Diamond!) incutono timore riverenziale, come la notte che è appena principiata per lo sventurato che trascorrerà le lunghe ore che lo separano dall’alba all’addiaccio, nel bel mezzo d’una landa ove arcane leggende collocano presenze e riti innominabili. Silence è il disco più gotico (“Almost ghostly” è perversa come i Christian Death di “Atrocities” tentati dalla furia belluina del black/death) che il complesso abbia ad oggi composto, nell’accezione che piacerebbe al King Diamond (ancora lui…) solista, una serie di tracce che sorprende sovente chi ascolta, come nel finale di “Existence”. “Death, again” è una cantilena doom, le porzioni cantate in italiano faranno scorrere brividi di reale paura lungo la colonna dorsale del più ribaldo, rotto a mille angherie, scoprendo la sua fragile coscienza, figuriamoci l’impatto che questo brano intriso di pura cattiveria avrà sull’animo dei più sensibili… Poveretti, i primi a soccombere dinanzi a cotanta, bestiale efferatezza. Creature che scivolano nella mota, celate dal più fondo tenebrore, i contorni delle quali non possiamo nemmeno immaginare, ché l’uomo non ha mai conosciuto questi esseri provenienti dalle più remote pieghe d’un universo altro. La Morte è forse l’unica via di fuga… Silence è la conferma dello status conseguito negli anni dai Cadaveria. E’ il frutto (proibito) delle esperienze, passate e presenti, dei vari membri della band (Opera IX, Necrodeath, DyNAbyte), che si traducono nella capacità d’osare soluzioni inedite ed apparentemente pure incongruenti (“Free spirit”), riuscendo comunque a conseguire l’obiettivo prefissato. “Strangled idols” chiude e riassume efficacemente i contenuti stilistici del disco: percussionismo tooliano (e Flegias è uno dei migliori nel suo ruolo, non solo in Italia), cantato che alterna parti selvagge ad altre quasi-pop (sembra Shirley Manson!), chitarre penetranti, ed a far da collante al tutto una visione comune e condivisa di cosa è, oggi, l’horror-rock.

Per informazioni: http://www.scarletrecords.it
Web: http://www.cadaveria.com
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