Nathaniel Hawthorne: La casa dei sette abbaini

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La casa dei sette abbaini è, assieme a La lettera scarlatta, il romanzo più importante dello scrittore americano Nathaniel Hawthorne (1804-1864). Hawthorne, i cui antenati furono coinvolti nei processi alle streghe di Salem, porta con sé in maniera ossessiva il cupo retaggio del puritanesimo. Ha deciso così di simbolizzare le sue ossessioni, in La casa dei sette abaini, in un vetusto edificio – in realtà ancora esistente – una vecchia casa gotica, sorta di Casa Usher all’ennesima potenza. H.P.Lovecraft ha descritto in questo modo l’edificio nel suo noto saggio L’orrore soprannaturale nella letteratura: “Questa costruzione, con le sue guglie spettrali, i fitti comignoli, il primo piano sporgente, le grottesche lampade a braccio agli angoli, e le finestre con i vetri a piombo, è davvero un elemento ben calcolato per evocare cupe riflessioni, poiché simbolizza il fosco periodo puritano di orrore nascosto, e le leggende sulla Stregoneria che precedettero la bellezza, razionalità ed ampiezza di vedute del XVIII secolo.”. La casa ha le sue radici in una storia macabra in cui aleggia lo spettro della Stregoneria: prima della sua costruzione sorgeva un terreno posseduto da Matthew Mole, un personaggio apparentemente ordinario. Quando però il Colonnello Pyncheon si interessa al terreno l’uomo si rifiuterà ostinatamente di lasciarglielo. Tramite un sotterfugio fa accusare Maule di essere uno stregone e per questo motivo viene impiccato. Prima di morire Maule lancia però una funesta maledizione gridando “Iddio gli farà bere sangue!”. Nonostante questo avvertimento Pyncheon decide di costruire la casa subendone le conseguenze. L’atmosfera che regna nell’abitazione è malsana e morbosa e l’esterno è ricoperto di muschio ed ombreggiato da un olmo. Il Colonnello Pyncheon muore in cirscostanze misteriose e, da quel momento, una fitta cappa di oscurità e decadenza si abbatte sull’abitazione. All’interno, come una presenza tetra e costante, è appeso su una parete il ritratto del Colonnello Pyncheon che, per sua volontà, non può essere rimosso. Quindi fa la sua comparsa il personaggio di Hepzibah, un’anziana zitella con l’aspetto di una vecchia megera che vive ancora in uno stato di totale isolamento, assieme al fratello Clifford, nella dimora. La donna decide di riaprire la bottega della casa per guadagnare qualche soldo. Una figura interessante è invece quella del giovane e anticonformista Holgrave, un dagherrotipista che vive in uno degli abbaini. Dalla campagna giunge poi Phoebe, una ragazza solare che riesce a stemperare in parte l’atmosfera truce e decadente della casa. C’è poi il giudice Pyncheon, vera e propria incarnazione del colonnello di cui ricorda le fattezze del ritratto. Ne La casa dei sette abbaini l’orrore rimane sempre sullo sfondo e viene suggerito ma l’atmosfera evocata è davvero in alcuni casi (come la musica spettrale che proviene da un clavincembalo della defunta Alice Pyncheon) macabra e soprannaturale. Un classico della narrativa nera americana, simbolo dell’orrore del Puritanesimo.

Nathaniel Hawthorne “La casa dei sette abbaini” – Gargoyle – 359 pagine – Euro 16,00

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