Scent Of Silence: This Silent Distance

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Progetto nato da poco, Scent Of Silence rappresenta un altro lato della personalità di Manuel Mazzenga, assai più noto come chitarrista dei Der Noir. Evidentemente appassionato di black metal, il nostro ha dato vita a questa idea fin dall’anno scorso, convogliando l’energia non profusa nelle fredde ‘onde’ dei Der Noir in uno scenario diverso, per quanto ugualmente cupo e tenebroso. La musica di Scent Of Silence sembra abbracciare l’intero spazio privandolo di ogni luce e trasformandolo in una notte cosmica, è ricca di passaggi ‘visionari’ e spesso è caratterizzata da una solennità davvero sinistra. L’atmosfera resta a volte ‘sospesa’, a volte invece diviene decisamente allucinante, definita da suoni abrasivi e dal canto per lo più urlato; il debut album This Silent Distance, tuttavia, contiene momenti talmente suggestivi che è impossibile rimanere indifferenti. Quindi se l’opener “As the Branch and the Leaf” esordisce flemmatica di tastiere, in pochi secondi sa sconvolgerci e farci intravedere l’apocalisse: il cantato growl risulta così agghiacciante che appare un ‘sollievo’, poi, l’intervento di Manuele Frau, ospite qui come in altre due tracce, che trasferisce il tutto nella terra dei sogni, mentre la chitarra emette note dolorose. “The Beautiful Suffering”, lenta ma niente affatto rilassata, anzi pervasa da una tristezza indescrivibile, sopprime qualsiasi lume; “Disarmonica é la Luce” fa pensare inizialmente ad un pezzo darkwave se una serie di spettrali sonorità distorte e la voce ‘strozzata’, sul plumbeo ritmo cadenzato, non complicassero la situazione, ben poco rischiarata dalla brevissima presenza di Frau. “This Silent Distance”, vicina al classico Black Metal ed arricchita di echi arcani ed inquietanti a cura della ‘musa’ del dark Simona Ferrucci, è uno degli episodi migliori e anche “Teach Me to Die” resta su quei canoni, ma la bella chitarra e la parte vocale che – al di là del piccolo, delicato intermezzo cantato da Frau –  cola disperazione, le conferiscono una particolare suggestione. In chiusura, in “The Existence Burns in Silence” il predominio è sempre di chitarra e canto benchè i suoni risultino pieni ed atmosferici grazie anche all’efficace tastiera e la strumentale “Ethereal Maritime Reflection” conclude con un momento estatico dalla sorprendente forza evocativa un viaggio che va assolutamente intrapreso a meno di perdersi qualcosa.

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