“Some Wear Leather, Some Wear Lace” di Andi Harriman & Marloes Bontje

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Sembra essere un ottimo momento per il Goth: l’inizio di un periodo di seria documentazione, o almeno ci piacerebbe sperarlo.

In Italia è uscito per Agenzia X il sapiente e dettagliatissimo Creature Simili, un lavoro di cesello sulla storia e le storie individuali del dark a Milano negli anni Ottanta, il risultato di quattro anni di interviste e ricerche del sociologo Simone Tosoni e della giornalista Emanuela Zuccalà.

Ho avuto la fortuna di seguire la creazione di entrambi i libri, usciti circa nello stesso momento, e che appaiono complementari negli intenti: racconti nel libro italiano, volti nell’elegante libro fotografico Some Wear Leather, Some Wear Lace, pubblicato dalla studentessa di design di NY Andi Harriman e dalla giovane storica olandese Marloes Bontje. Le due ragazze non hanno vissuto in prima persona il fenomeno della nascita del dark, ed è quindi ancora più affascinante il loro gusto e la loro attenzione nel selezionare le foto più significative di un’epoca della quale non hanno ricordi diretti, scelte da un’infinità di materiale inviato loro da tutto il mondo (ricordiamo che il libro è stato pubblicato grazie a un progetto di crowdfunding, ma è già alla seconda ristampa – si vedeva già dalle prime bozze e dall’entusiasmo delle due autrici che questo era un progetto su cui scommettere).

Certo, esistono già libri di questo tipo, ma tendono ad essere bruttarelli, o a contenere le solite foto viste e straviste di musicisti goth (un paio di questi libri prende polvere nella mia libreria, probabilmente anche nella vostra; li abbiamo acquistati ai tempi in cui già ci sembrava un traguardo che esistessero libri sul Goth, e ce li facevamo bastare…).

Harriman e Bontje puntano invece in primis sull’eleganza e sulla sobrietà del libro. Sfondi bianchi o neri con un font moderno e molto leggibile, un look minimalista; l’occhio non va stancato con decorazioni, ghirigori, pipistrellini eccetera come in certi altri libri, particolarmente di provenienza britannica. Tutta l’attenzione deve andare alle foto, che sono divise per nazione, ciascuna con un interessante testo che racconta delle piccole differenze locali nell’idea del Goth. Tornano alla vita, un po’ rovinate, qualcuna sbiadita, qualcuna conservata male per trent’anni ma che era semplicemente troppo bella per non farla vedere a tutto il mondo, ombre di perfetti sconosciuti (e ogni tanto di volti conosciutissimi, ma in foto inedite: una giovane Siouxsie che si atteggia a vampirona sexy spalmandosi sulla parete della… toilette di una discoteca ci fa sentire un po’ “Siouxsie è tutte noi”).

Personalmente trovo meravigliosi tutti gli alteri e compassati góticos della movida spagnola anni Ottanta, ma ogni nazione ha davvero dato del suo meglio, e l’idea di dividere geograficamente le foto fa emergere davvero le piccole, riconoscibili variazioni dei look (i batcaver losangelini, i tedeschi un filo più tendenti ai pizzi e trine, gli inglesi e il loro problema con il cerone…).

Molto divertente una sezione finale di foto di stivali, stivaletti e puntalini che vi porterà irresistibilmente a giocare a “ce l’ho – mi manca” e a riguardare nell’armadio.

Il libro è attualmente “on tour” con party in varie città del mondo; New York e Berlino sono già coperte, ci piacerebbe vederne uno in Italia. Inoltre, vista la montagna di materiale a disposizione e il fatto che le autrici sono costantemente in contatto con il pubblico tramite la pagina http://www.postpunkproject.com/, è probabile che vedremo nascere un secondo volume, e chissà, magari ancora altri.

Dopo trent’anni, il goth merita la nascita di una documentazione contemporaneamente bella e utile, e di reale valore storico e sociologico.

Some Wear Leather, Some Wear Lace di Andi Harriman & Marloes Bontje (Intellect, Bristol, 2014)

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