Ashes Of Moon: The darkness where the past lay sleeping

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Gli AoM colmano il vuoto che i nostalgici degli Opeth, ora che Mikael Akerfeld ha impresso al suo gruppo una traiettoria vertiginosa che punta direttamente alle vette del prog più autorevole, provano nei confronti delle chitarre sferraglianti e delle sezioni ritmiche martellanti. The darkness where the past lay sleeping inocula abbondanti dosi di melancolica melodia in un tessuto robusto, fatto di death di derivazione scandinava, ma non lasciano spazio all’emulazione fine a se stessa, utilizzando con sapienza (e bravura) le note appuntate a margine dei booklet di “Blackwater Park” o di “Morningrise” (due titoli estratti a caso), fogli volanti che sono funzionali alla ricerca di un suono comunque individuabile, ma dovessero mai servire a colmare falle di ispirazione tenuti in serbo con cura. Si fermeranno qui gli Ashes Of Moon, ovvero proseguiranno nel loro cammino fatto di furia controllata mitigata da armonie umbratili? Il bagaglio tecnico che possiedono ci permette di auspicare un futuro interessante (non per nulla la WormHoleDeath non se li è lasciati sfuggire), sopra tutto avendo verificato che non solo di esibizione di bravura trattasi. The darkness where the past lay sleeping è la bella sorpresa che questo ormai morente 2014 mi riserva, e mi piace una volta tanto compiacermi. Perchè certe cavalcate imperiose citano i seminali Fields of the Nephilim (spogliati però dei cappottoni impolverati e privi degli speroni, riposti in armadio) alle prese con materiale più concreto, e se a volte tendono a lasciarsi trasportare della foga espositiva, tradendo quell’esuberanza che deve essere propria dei complessi al principio di carriera, il giudizio finale non muta. Un quartetto solido che rivolge uno sguardo attento anche a quanto proveniente da galassie sonore apparentemente estranee al melodic-death, termine che li confina in un ambito per loro troppo angusto (la profondità abissale evocata da “The moon’s curse” rimanda ai Paradise Lost intenti ad esplorare la brughiera fendendo il nevischio turbinante), pronti a mettersi in discussione ed ad armarsi di intraprendenza (si ascolti la porzione finale di “Never behind”). Le uniche vie di fuga da un mercato discografico piombato nel disordine; per fortuna che c’è chi, ancora, crede fermamente nella qualità ed in opere come The darkness where the past lay sleeping.

Per informazioni: http://www.wormholedeath.com
Web: http://www.facebook.com/ashesofmoon
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