Combat Voice: Geopolitics Whispers & Agony

0
Condividi:

Duo belga attivo da qualche anno, i Combat Voice sono giunti al traguardo del terzo album in studio. Richard Guillaume e Bernard Feron, ideatori del progetto, non sono certo nuovi della scena EBM: entrambi hanno alle spalle esperienze in altri ambiti, sempre legate all’elettronica; cimentarsi in questa nuova sfida – il primo lavoro come Combat Voice, The Last Flow, risale soltanto al 2011 – ha significato per loro il recupero di una tradizione consolidata da tempo rivista alla luce di una maturità che tiene conto anche di altri stimoli ed istanze per produrre sonorità più varie e moderne. Geopolitics Whispers & Agony, uscito proprio in questi giorni, contiene dodici tracce ben diversificate e non necessariamente tutte ad esclusivo uso e consumo del dancefloor, anche se ovviamente fedeli allo stile abituale dei due. Così, dopo l’esordio – “The NWO” – che introduce ai suoni elettronici più aggressivi ed al canto ‘greve’ di Bernard F., troviamo “Geopolitics”, il cui testo, come del resto la maggioranza dei pezzi, affronta tematiche a contenuto politico: ritmo ‘veloce’, voci ‘registrate’, parte vocale impetuosa, la tecnica – si sa – è la solita. Tuttavia, un po’ più in là, “Whispers and Agony” si distingue per il ritmo ancora più incalzante  e per gli effetti di voce, mentre “Jekyll Island”, decisamente uno degli episodi migliori, sorprende per l’inizio lento ed un po’ ‘sinistro’ che poi, accelerando, confluisce in un paesaggio davvero cupo ed inquietante. Nella stessa direzione anche “Under the Black Sky” e, in generale, i brani da qui in poi, nel rallentare la ritmica, propongono soluzioni più interessanti ed incisive, puntando più che altro su contesti marziali molto tesi, con qualche deriva industrial. Infine, la traccia conclusiva, “The End is The Beginning” opta per un andamento ben più moderato e solenne ed un’atmosfera plumbea ed opprimente. Chiudono il disco il remix  di “Under the Black Sky” a cura di Patrick Codenys dei Front 242 ed una nuova versione di “The Devil Way”, brano presente nel già citato The Last Flow, che acquista qui notevole suggestione drammatica.

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.