Einstürzende Neubauten: Lament

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“La versione su album di Lament dovrebbe essere ascoltata come la ricostruzione di un lavoro originariamente progettato per essere eseguito dal vivo, piuttosto che un nuovo LP ufficiale degli Einstürzende Neubauten”. È questa la frase che il gruppo stesso antepone, sul suo sito ufficiale, alla presentazione di quest’opera, importante sia per l’idea che c’è alla sua base sia per lo sforzo realizzativo che dev’essere stata per il combo tedesco. Ciononostante, a mio personale giudizio, si tratta del materiale più interessante pubblicato dai Neubauten da lungo tempo, in grado di rimescolare le carte del mazzo EN riportando a galla sonorità prossime a quelle degli esordi nei primi anni ’80 in strutture più tipiche di lavori recenti, aggiungendo anche suoni per loro nuovi. Da un punto di vista tematico, il disco è ispirato alla prima guerra mondiale nel centenario del suo inizio e il gruppo dà una descrizione approfondita dei temi affrontati e delle idee alla base dei brani nel proprio sito, al quale rimando i lettori per un approfondimento; mi limiterò a dire che, in alcuni casi, si tratta di idee ed intuizioni geniali, come in “Der 1. Weltkrieg (Percussion Version)”, brano che definirei una sorta di “slow trance” di poco più di 13 minuti a 120 bpm in cui ogni beat rappresenta un giorno di guerra e in cui sono citati tutti i paesi intervenuti nella guerra (direi nel momento in cui sono entrati in guerra), lo scorrere degli anni e alcuni dei luoghi in cui sono state combattute battaglie, fino alla data dell’armistizio. In alcuni brani sono presenti registrazioni dell’epoca su cilindri in cera recuperati dagli Einstürzende Neubauten presso l’università Humboldt di Berlino, cosa che può dare un’idea del lavoro di ricerca che c’è alle spalle di questo Lament. Da un punto di vista sonoro, come dicevo, il lavoro appare multiforme; se il brano di apertura, intitolato “Kriegsmachinerie”, ci riporta indietro ai suoni rugginosi dei tempi di Kollaps e “Hymnen” sfrutta la melodia dell’inno inglese, la successiva “The Willy – Niky Telegrams” ricostruisce la corrispondenza telegrafica tra il kaiser e lo zar sfruttando le voci di Bargeld e Hacke modificate dal vocoder, su strutture ritmiche tipicamente neubauteniane. Interessante e nuova, come approccio per il gruppo, anche “On patrol in no man’s land”, anche se l’album raggiunge il suo acme nei tre movimenti, veramente splendidi, di “Lament”: il primo è un crescendo di voci ed elettronica, che creano un drone lungo oltre sei minuti e caratterizzato dalla presenza della voce recitante e rielaborata di Bargeld; il secondo è più decisamente industrial, con beat metallici che riportano nuovamente ai primordi del gruppo ma inseriti in una struttura dilatata; il terzo, infine, è un lavoro cameristico a cui si sovrappongono registrazioni dell’epoca. I brani successivi ci riportano alle sonorità più minimali e tipiche degli album recenti ma con intermezzi noise o interventi corali piuttosto atipici. Gli Einstürzende Neubauten sono un gruppo che sicuramente non ha nulla da dimostrare a nessuno: dal punto di vista storico e culturale legato alla musica di fine ventesimo secolo, hanno scritto pagine importanti e notevolissime, rimanendo sempre, anche nelle fasi meno ispirate della loro carriera, su livelli interessanti. Sicuramente i tempi dell’innovazione sonora sono terminati (ma questo, direi, vale un po’ per chiunque); ciononostante questo Lament dimostra che la loro epoca non è ancora finita e che sono ancora in grado di creare opere di grandissimo spessore e ispirazione. Acquisto caldamente consigliato.

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