Godflesh: World Lit Only By Fire

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Correva il biennio 1991 – 1992 quando entrai in contatto con quelli che ritengo essere i tre gruppi fondamentali per la nascita delle sonorità che miscelano il metal estremo all’industrial; si trattava dei Ministry, degli Scorn e dei qui presenti Godflesh. Se gli Scorn di Mick Harris hanno portato nel loro esordio (complice anche lo zampino di Justin Broaderick) lo stile al livello più estremo e poi hanno, già dal secondo lavoro, cambiato stile muovendosi verso sonorità più genuinamente elettroniche tra dub e ambient, Godflesh e Ministry sono probabilmente quelli che hanno segnato fin dall’inizio il percorso da seguire, raggiungendo in quel periodo la piena maturità e consapevolezza dei propri mezzi. Il percorso dei Godflesh si era bruscamente fermato nel 2001 con Hymns, disco che aveva lasciato molti delusi. La sperimentazione di Justin Broaderick è proseguita poi con il suo progetto Jesu, il cui suono è andato gradualmente ammorbidendosi rispetto a quello delle sue origini che, affondando le proprie radici proprio nel Godflesh sound, era caratterizzato da aperture più rarefatte, assolutamente impensabili nel suono soffocante dei predecessori. Il nuovo CD dei Godflesh riprende il discorso che si era grossomodo interrotto ai tempi di Pure ed è caratterizzato da riff instancabili e soffocanti, profondi come l’inferno e compatti come pochi altri. Rispetto a quel lontano passato, il suono è molto più pulito e tecnologicamente impeccabile, cosa che, a dire il vero, ne riduce il fascino e lo rende, le virgolette sono d’obbligo, più “abbordabile”, complice anche il fatto che, a tanti anni di distanza dai capolavori Streetcleaner, Slavestate, e Pure, certi suoni sono stati ormai abbastanza sdoganati e resi più accettabili. Alla lunga, i brani risultano più uniformi di quanto fossero in passato, il che a suo modo aumenta il senso di claustrofobia generato dal loro ascolto. Anche la drum machine ha perso un po’ di potere rispetto ai tempi andati, rimanendo un po’ più in sordina. Ciononostante siamo pur sempre in presenza di un sound dalla potenza micidiale e distruttiva, un CD sicuramente da ascoltare anche se non ci permette di urlare al capolavoro. Molti  si sarebbero aspettati dai Godflesh qualcosa di più innovativo ma ci può anche stare un approccio più graduale da parte del gruppo, dopo tredici anni di silenzio. Per quanto mi riguarda, si tratta in ogni caso di un gradito ritorno.

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