Nagamatzu: Neural Interval

0
Condividi:

L’uscita di Neural Interval per la label polacca Zoharum ci offre l’opportunità di parlare di una ristampa degna di grande interesse: si tratta dei lavori, tutti risalenti agli anni ’80 o giù di lì , del duo di darkwave inglese Nagamatzu che forse pochi hanno conosciuto a suo tempo ma ora vivranno – si spera – una sorta di seconda giovinezza. Andrew Lagowski e Stephen Jarvis, con i quali negli anni 82/83 collaborò alle tastiere anche Andrew Fleck, furono affascinati da giovanissimi dalle sonorità di Human League, Tubeway Army, Joy Division, Clock DVA  via dicendo e da qui partirono per sviluppare il loro stile peculiare: basso cupo, tastiere malinconiche e ritmiche secche sotto l’influenza del postpunk ma con caratteristiche esclusivamente loro. Nel primo CD, dopo la versione video di “Lift Off”, troviamo l’album  Igniting The Corpse che risale al 1991, è stato l’ultimo ufficiale della band ed ha avuto la fortuna di una ristampa in vinile della Motorcade Records. In questo lavoro spiccano soprattutto “Malaria” con il suo ritmo ossessivo e la voce distorta in modo quasi irreale, la dance ‘patologica’ di un alienato mondo industriale; poi la strumentale “Quietus”, tutta giocata fra un nostalgico piano e la base elettronica, tesa verso suoni atmosferici che dispongono all’introspezione. Bella anche “Firewalker”, più in linea con lo stile di “Malaria” e non priva di suggestioni industrial, vicine, per esempio, ai Clock DVA, mentre la conclusiva “Threshold”, fra rumori elettronici e voci ‘robotiche’, ci fa rendere conto di quanto precursori fossero questi due semisconosciuti inglesi ai quali forse la nostra attenzione di oggi, più consapevole, potrà rendere giustizia. Seguono le tre tracce dell’EP Space Shuttle Shuffle del 1987: di esse, la splendida “The Sunlight Home” incede funerea e solenne ed i suoi cupissimi cori con i rintocchi di campane diffondono un pathos indescrivibile. Il secondo CD contiene Sacred Islands Of The Mad, del 1984, ed il primo EP autoprodotto,  Shatter Days. Curiosamente, dunque, è stato utilizzato un ordine cronologico invertito e ci si ritrova ad ascoltare in seguito la produzione più ‘vecchia’: in realtà questo consente di rilevare l’evoluzione che c’è stata rispetto alle sonorità precedenti, più melodiche e più vicine, in sostanza, a Joy Division e Cure. Si prendano “Carmine”, o “Taraiky”,  lunghe e strumentali o, più in là, “Watch And Waste” che invece mostra già l’inclinazione verso i colori più oscuri dell’ambient: gli scenari sono tetri e visionari, i suoni estremamente moderni. “Roma Distruta” è pervasa da un’aura spettrale che inquieta profondamente, in  “Der Gute Kamerad” basso e chitarra trasudano sofferenza e “150 Murderous Passions”, con la sua ritmica uniforme, le note elettroniche fredde e la moltitudine di voci registrate, genera un clima vagamente straniante. Dei quattri brani, infine, che facevano parte di Shatter Days, voglio ricordare “Nikto” e “Deliberation”, entrambi strumentali: il primo una deliziosa armonia minimale dalle tinte sognanti, il secondo più arioso e di ampio respiro. Neural Interval è uscito in edizione limitata in digipack con un curatissimo inserto ricco di foto e notizie: lo consiglio più che caldamente.

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.