Steve Reich: Radio Rewrite

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Il nome di Steve Reich non dovrebbe aver bisogno di presentazioni ma, trattandosi di un nome non certo frequente da queste parti, credo valga la pena spendere qualche parola su di lui prima di raccontare qualcosa sul lavoro in oggetto. È universalmente considerato, insieme a La Monte Young, Terry Riley e Philip Glass, uno dei quattro fondatori del minimalismo musicale, corrente musicale nata durante la seconda metà degli anni ’60 negli Stati Uniti e concettualmente basata sull’idea di creare composizioni musicali, in alcuni casi anche di notevole ricchezza o complessità, in qualche modo riducendo al minimo le strutture musicali classiche e spesso utilizzando la ripetizione continua di uno o pochi pattern molto semplici, con piccole variazioni che, nel tempo, danno vita ad un’evoluzione progressiva. L’idea lascia spazio ad interpretazioni anche molto differenti tra loro e, infatti, i quattro musicisti hanno caratteristiche stilistiche molto differenti tra loro. Reich, in questo senso, ha composto anche opere molto radicali (Piano phase, Violin phase) in cui uno stesso musicista suona su se stesso sovraincidendo piccole cellule sonore in lenta evoluzione le una rispetto alle altre, oppure (come in Drumming) un ensemble (in questo caso si tratta di percussioni come bongo, marimba e glockenspiel, successivamente coadiuvati da flauti) suona uno stesso pattern ma, gradualmente, uno degli elementi inizia a discostarsi dagli altri, dando l’impressione di una lenta evoluzione. Naturalmente il risultato è fortemente ipnotico e può concettualmente ricordare l’idea orientale del mantra. Questo Radio rewrite rientra molto bene nell’idea del minimalismo reichiano ed ha la particolarità che è stato ispirato al musicista americano dall’aver conosciuto Jonny Greenwood, chitarrista dei Radiohead, dopo averlo visto suonare un brano dello stesso Reich dal vivo (“Electric Counterpoint”). Musicalmente, il CD è costituito da tre composizioni: la prima è la stessa “Electric Counterpoint”, opera in tre parti originariamente scritta per Pat Metheny, suonata dallo stesso Jonny Greenwood, costituita dalla sovraincisione di diversi strati di chitarra elettrica e basso che suonano semplici pattern musicali; per chi le conoscesse, come idea il suono che ne risulta può ricordare abbastanza quello delle frippertonics. La seconda composizione, eseguita da Vicky Chow, è “Piano Counterpoint”: un brano concettualmente simile alla composizione precedente ma eseguito al pianoforte. Chiude l’opera “Radio Rewrite”, in cinque movimenti, ispirata a Reich dall’ascolto della musica dei Radiohead ed eseguita dall’ensemble Alarm Will Sound; una composizione splendida che rende bene l’idea dell’evoluzione avuta dal musicista americano negli anni e di come una musica apparentemente concettuale come il minimalismo possa produrre opere di notevole spessore e fruibilità. Radio Rewrite è un’opera il cui acquisto mi sento di consigliare caldamente a chiunque sia interessato alle forme musicali innovative e d’avanguardia, sia che siano già addentro sia che si stiano iniziando ad avvicinare, perché in esso possono ascoltare la musica prodotta da un musicista di portata fondamentale per la musica del ventesimo secolo e farsi un’idea della sua evoluzione nel tempo.

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