The Last Hour: Deadline

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Deadline è il secondo CD di The Last Hour, ovvero il side project di Roberto Del Vecchio, membro dei Les Jumeaux Discordants, ed in passato dei Gothica, che ci propone una bella, ed originale elettronica, non minimale, ma dai suoni “pieni”, elaborati, che mi sento di paragonare a quelli di un maestro come John Foxx, con una connotazione più oscura, introspettiva, vicino ai Black Tape for a Blue Girl o ai gruppi più ambientali della Project.
Deadline è uno scrigno che contiene dieci gioielli, dieci perle di intimismo assoluto, pronte a trasportare chi ascolta negli angoli inesplorati dell’anima, brani il cui spartito riproduce le mille sfumature dei sentimenti, dei pensieri che attraversano la mente nei momenti di riflessione, di introspezione.
“Heartbeat”, il brano di apertura ha un ritmo lento, come il testo impregnato di malinconia, in cui si inseriscono suoni più decisi, luminosi, mentre la voce canta “my heart is still beating”, con un effetto coinvolgente e romantico.
“Everything fades away” ha un senso epicamente drammatico, in cui le tastiere amplificano stati d’animo crepuscolari e tormentati.
“Falling away” apre lenta ed atmosferica ed i suoni freddi dei sintetizzatori sembrano rappresentare delle lacrime sonore, che introducono la seconda parte, molto più ritmata, in modo teso, suoni che sembrano rappresentare i morsi di sentimenti che travolgono l’anima, come le onde del destino.
“Deep blue space” è un pezzo solo strumentale, caratterizzato da un ritmo claustrofobico, in qualche modo angosciato, che testimonia che la musica è in grado di esprimere e rappresentare le emozioni.
La title track “Deadline” è un pezzo caldo e visionario, in cui i vari suoni che si sovrappongono creano un tessuto sonoro onirico, che rappresenta i sentimenti che scaldano o illudono mortalmente il cuore.
“Oblivion” è il pezzo più tragico dell’album, una lenta supplica, a qualcuno o qualcosa… non una richiesta di qualcosa, ma semplicemente l’invocazione dell’oblio, l’ultimo velo, che può donare sollievo, un velo che si dispiega, dolcemente pietoso, tra le melodie delle tastiere.
C’è poi la stupenda cover di “Winning” dei Sound, qui proposta in una versione in cui sono presenti solo tastiere e basso, con una base più lenta, ma che mantiene intatti, ed anzi fa risaltare maggiormente, gli assoli nervosamente frenetici che rendevano coinvolgente e irresistibile l’originale… Una vittoria, che però, specialmente nel caso di Adrian Borland, è stata di una battaglia e non della guerra con l’esistenza, come sembra voler rimarcare il finale brusco, improvviso di questo pezzo.
“Utopia”, con le sue contaminazioni shoegaze e gli arpeggi di chitarre sognanti, è il momento più struggente e romantico dell’album, un pezzo intriso di dolcezza, che mantiene però un velo malinconico, forse di incredulità e, allo stesso tempo, di desiderio incontrollabile per una promessa di dolcezza.
“Nowhere” è il pezzo più veloce dell’album, ma si tratta di ritmi nervosi, che esprimono agitazione, fremiti interiori, come le tastiere, che sembrano voler graffiare l’atmosfera, per rappresentare delle lacerazioni.
“Alpha & Omega”, il pezzo che chiude l’album, è un altro strumentale, in cui il suono esprime bene la sensazione di pulsioni e situazioni opposte del titolo, la dualità che è presente anche nella vita, anche in noi.
Considero, come penso si possa capire anche da quanto scritto finora, questo uno dei migliori lavori italiani di quest’anno.

Per informazioni: https://www.facebook.com/thelasthour04
Web: https://thelasthour.bandcamp.com/album/deadline
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