Aa. Vv.: Twist The Past II - At Sea Compilation

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At Sea Compilation sta diventando conosciuta, e, visto l’indiscutibile gusto di Axel, il ragazzo che muove le fila di tutto, partecipare alle sue compilation è ormai diventato una prestigiosa piattaforma di lancio. Per presentare tutte le band che scopre, più quelle che si offrono per supportare i gruppi ancora sconosciuti, le compilation sono ormai diventate tematiche di un sottogenere.
In twist the past sono presenti gruppi con riferimenti musicali al post punk, agli anni ’80.
Come ormai al solito, inserisco una brevissima descrizione dei brani, per evitare di scrivere un romanzo; il caldo invito è quello di collegarvi al sito e scaricarla gratuitamente: l’ascolto è sempre il modo migliore di farsi una propria opinione, ed in questo caso anche un’occasione di ascoltare ottima musica.
La compilation è aperta dai canadesi Dance in the dark che propongono “Poison”, un onesto pezzo con voce femminile.
Seguono i francesi Flesh Disorder, che confermano il momento di grazia del panorama cold wave con “Legacy”, un pezzo dalle sonorità nordiche caratterizzato da una voce femminile con tonalità calda e malinconiche allo stesso tempo e la bass line nervosa, tormentata.
I milanesi Starcontrol tengono alto l’onore dell’Italia con “Question mark”, un pezzo marcatamente wave, con degli ottimi arpeggi di chitarra, e una voce profonda, ricca di emozioni, che evoca le angosce urbane.
Si torna in Francia con i Thalie Némésis e la loro “Paris at night”, un altro pezzo con gli anni ’80 nel DNA, e una musica come una ballata inframmezzata da stacchi nella migliore tradizione wave.
Seguono i Saigon Blue Rain, uno dei nomi che si stanno rapidamente affermando nella scena coldwave d’oltralpe, con “Inside my asylum”, un pezzo con riferimenti più gotici, che però non scade nel dozzinale.
Ancora Francia con i Contre Jour, che propongono “Nocturne”, un pezzo con sonorità a metà strada tra la new wave e le reminescenze minimal, date soprattutto dall’uso dei sintetizzatori, scarni e freddi.
Seguono i Minuit Machine, sempre francesi, con “Sabotage”, un bellissimo pezzo “synthetico”, con sonorità che rimandano alla migliore tradizione elettronica degli anni ’80 (viene voglia di scomodare John Foxx) ed una voce femminile, con un filtro che le dona una sfumatura fredda, lontana.
Dal Belgio arrivano invece i Luminance, con “Obsession”, un altro pezzo minimal wave introspettivo, molto ben eseguito.
Si torna in Francia con” War Walk” dei Vague Scare, un gruppo veramente minimal, che ricorda gli anni ’80 quando si faceva musica con una Wavestation e un Vocoder: un affascinante e contemporaneamente malinconico viaggio nel passato.
Seguono i The Quinsy con “Hide you in my pocket” dalla Russia, una scena interessante dalla quale purtroppo poco, ma quasi tutto di ottimo livello, arriva fino a noi; loro propongono un pezzo gotico, tormentato, che ricorda i Christian Death del compianto Rozz Williams.
La Germania, terra d’origine della compilation, arrivano i Love’s Labour’s Lost con “Crystal”, che descriverei come una specie di goth non troppo ritmato.
Si torna in Francia con “La Fèlure” dei Varsovie, attivi da quasi un decennio nella scena coldwave; loro sanno che le origini sono nel punk e si capisce dalla voce nervosa, dalle linee ritmiche decise: un grande gruppo e un pezzo immenso, sicuramente tra i migliori della compilation.
Seguono gli spagnoli 1991 con “Asesinado” un onesto brano post punk, che forse nell’ascolto paga un po’ lo scotto di seguire un piccolo capolavoro.
Si attraversa l’oceano per andare in Messico, da cui arrivano gli Equinoxius con “El jardin”, un ottimo pezzo post punk, con la giusta ritmica, tastiere emozionanti una bella e potente voce femminile…. un’esecuzione magistrale, che ci lascia immaginare le potenzialità di scene musicali che conosciamo poco.
Si torna finalmente in Italia con “Gemini” degli Schonwald, un piccolo capolavoro, di un gruppo che ha seguito la propria ispirazione e la propria strada senza volersi incanalare in canoni o sonorità dozzinali, una scena che li sta meritatamente premiando, ancora una volta, purtroppo, soprattutto all’estero. Spero che gli echi del loro meritato successo li seguano presto anche in patria.
Ancora Italia con “Unnecessary song” dei nostri Ash Code, uno dei loro pezzi con più marcati riferimenti agli anni ’80 e a sonorità minimali anche se ritmate e con un rimando ad ambientazioni sonore più gotiche.
Si torna in Francia con “Beyond the waves” di Hante, che ha appena pubblicato un album, in digital download ed in edizione vinile super limitata, andata, meritatamente, esaurita nel giro di poche ore. Minimal synth freddo, colmo di atmosfere malinconiche, sfumature di anime intrappolate nel grigiore.
I Dark Door sono gli ultimi rappresentanti della scena italiana, con “Respirerò aria”, un pezzo che strizza l’occhio al synthpop ballabile degli ’80.
Chiudono i tedeschi I.M.R., ovvero la prosecuzione di Ralf Jesek, con il supporto dei musicisti che una volta erano la formazione del live set degli In My Rosary, tra le pietre miliari della scena tedesca. Il loro pezzo è “Night”, dal loro album In Out Side, un pezzo con un ritmo synthpop ma sonorità oscure, un ritmo struggentemente malinconico, una dimostrazione del talento di questo artista, capace di ricordare a tutti cos’è la new wave.

Per informazioni: https://www.facebook.com/SnowflakesSampler
Web: http://at-sea-compilations.de/?page_id=955
TagsAt Sea
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