Deine Lakaien: Crystal Palace

0
Condividi:

La carriera dei Deine Lakaien continua ormai da trent’anni a questa parte con ritmo costante, per quanto non rapidissimo e finalmente, nel 2014, i nostri hanno sfornato il loro bell’album.  Benchè non al livello di Indicator, ritenuto da tutti uno dei loro maggiori capolavori, Crystal Palace si rivela comunque un’opera di notevole fascino. Qui i due sembra abbiano compiuto una scelta di sobrietà e linearità: tredici tracce dalle atmosfere malinconiche ed umbratili, spesso colme di un romanticismo lirico che pervade letteralmente l’anima. Come si è letto, il disco proviene esclusivamente dall’impegno di Alexander Veljanov e Ernst Horn e manca della presenza di altri musicisti: questo si percepisce nella vena intimista ed ‘ipersensibile’ da cui è caratterizzato. L’opener “Nevermore”, che inizia in stile elettronico deciso e cupo e cadenza quasi tribale, ammalia dopo pochi secondi, appena Veljanov comincia a cantare con la profonda e seducente voce baritonale che i fan del gruppo ben conoscono. Il refrain della successiva “Farewell”, ha una melodia che quasi ricorda i canti popolari e si inchioda davvero in testa benché non manchino passaggi ‘rumorali’ che ‘movimentano’ il paesaggio. “Forever And A Day” propone suoni crepuscolari su una struttura gentilmente ritmata mentre la deliziosa “The Ride” introduce vivaci e briose tonalità stile rock grazie anche alla rilevante presenza della chitarra elettrica.  Atmosfera vagamente sacrale per l’uso di strumenti medioevali e giochi di voci sovrapposte in “Where The Winds Don’t Blow” ma la title track inaugura un ‘mood’ rilassato, quasi ‘giocoso’ che forse coinvolge un po’ meno. Vi sono anche tracce a mio avviso geniali come “Why the Stars”, dove affluiscono tutte le tendenze e le ‘anime’ dei Deine Lakaien, facendo scaturire un ambiguo quanto affascinante amalgama contenente tratti wave, folk, medieval e sperimentali, mentre il canto bellissimo domina incontrastato. In  “The Lights of our Street” torna una malinconia svagata ed infine, dopo le variazioni elettrofolk di “Those Hills”, chiude la ballata romantica “Eternal Sun” in cui non mancano anche momenti cupi ed inquietanti. Crystal Palace si dimostra così un lavoro tutt’altro che deludente che ci sentiamo di consigliare ai fan del duo tedesco e non solo.

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.