I-M-R: InOutSide

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Secondo album per il gruppo che Ralf Jesek ha fondato allo scioglimento degli In My Rosary, pur, come sua consuetudine, mantenendo in piedi altri progetti musicali, come la reunion dei Derrière le Miroir. Un lavoro maturo e variegato, dove possiamo trovare sia le chitarre acustiche dello stile In My Rosary degli esordi, in pezzi come “Never Again” e “Blind”, un capolavoro che ha tutta la romantica malinconia del gruppo che ci aveva tanto affascinato negli anni ’90, o ancora “Drowned in you”, che si avvicina alle atmosfere di “Winter”, un loro indimenticato classico.
“In two” è un pezzo che rapisce, pieno di struggimento, enfatizzato da un suono che ricorda un violoncello, dalle note lente del piano e della chitarra, e lo stesso si può dire per le rarefatte, oniriche atmosfere di “The Golden Haze”, che ci conducono in una ideale terra di mezzo, dove mediante i sogni possiamo rivivere i più preziosi momenti custoditi nella nostra memoria.
Nei pezzi più elettronici e ritmati, una doppia anima che i vecchi fans conoscono bene, ha abbandonato i ritmi più ossessivi, che strizzavano l’occhio ai dance floors darkwave, ma lasciavano un po’ interdetti i più radicali, per ricordare invece a noi tutti che Ralf è prima di tutto un waver: tra tutti spicca “Shattered”, che ha le atmosfere e la ritmica, i riff di chitarra di un pezzo che arriva dritto dagli anni ’80, ma anche “All About Us” è un brano che può riportare indietro nel tempo. “You Can Take” è come una contaminazione tra il loro stile classico e musiche più classicamente new wave.
La title track “InOuside” è un pezzo nervoso, in cui le basi elettroniche sono accompagnate da una chitarra dura e veloce… una specie di punk in versione elettronica, ritmata.
“Opening” è musicalmente ricercato, in cui la ritmica viene interrotta dalle chitarre o da brusche, lente variazioni di ritmo. “Night” è ipnotico e danzabile, senza scadere nel banale, ma mantenendo un tono ricercato e un arrangiamento che aggiunge pathos al cantato.
“We are…” è il brano più sperimentale e claustrofobico dell’album, come una trasposizione sonora di un malessere interiore.“Infected ed “Escapism”, si avvicinano alle atmosfere minimal wave, ma con sonorità molto più cupe di quelle che caratterizzano quel genere; un minimalismo oscuro, crepuscolare.
“You can take” è più leggero e romantico, e si avvicina forse ai pezzi dei Derrière le Miroir.
Un lavoro che, malgrado il cambio di nome che li ha forse fatti perdere di vista ai fans, non deluderà chi li ha amati per vent’anni, che racchiude dei grandi pezzi, degni dei loro momenti migliori e non ha scivoloni nell’eccessivamente commerciale o nel dozzinale.
Un’opera degna del nome di cui è erede e che li conferma tra i gruppi più intimi e delicati del panorama tedesco.

Per informazioni: https://www.facebook.com/imrproject
Web: http://www.i-m-r-project.de/
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