Simple Minds: Big Music

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Dopo le primissime note di “Blindfolded”, l’opener dell’album, mi sono già sentita elettrizzata e ho rimpianto di non avere ancora un’altra playlist dell’anno da scrivere. L’effetto su di me è stato simile a quello che avevano le loro hit di trent’anni fa. Parlare qui di Big Music significa, per chi scrive, correre il grosso rischio della parzialità: per fortuna, guardandomi intorno, mi sono accorta di non essere l’unica ad aver apprezzato il recente lavoro dei grandi Simple Minds, ai quali devo così tanti bei momenti. La cosa mi riempie di soddisfazione, visto che la produzione degli anni recenti della band era stata talmente deludente da indurre i fan irriducibili – fra i quali mi annovero senza problemi – a preferire il silenzio piuttosto che parlarne male. Cosa sia cambiato oggi, al sedicesimo album in studio, non saprei dire, anche perchè, come si è letto, Big Music contiene molte tracce concepite negli ultimi sei anni di attività del gruppo e, addirittura, sono conosciute al pubblico perchè uscite come singoli o in altre occasioni. I suoni elettronici sono tornati luminosi e pieni come nelle loro fasi migliori e vi si riscontra un respiro più ampio, una visione più vasta e più chiara e del resto sembra indicarlo lo stesso titolo del disco: musica grande, che inonda lo spazio circostante, che invade le pieghe più nascoste, che si trovino dentro o fuori di noi. Il songwriting è di nuovo brillante, le melodie coinvolgenti, come se fossero prodotte dall’ispirazione dei vecchi tempi che pareva ormai esaurita. Ma vediamo nel dettaglio questi dodici pezzi (diciotto nell’edizione Deluxe): la poc’anzi nominata “Blindfolded” ha il classico, fulgido esordio alla Simple Minds: l’elettronica sfavillante, la ritmica sobriamente pulsante e poi la sensazione di ritrovare la passione, che la voce di Jim Kerr ci inietta, proprio come ai vecchi tempi. Si prosegue nello stesso stile squisito con “Midnight Walking”, le cui tinte appena più pop mandano letteralmente riflessi scintillanti mentre “Honest Town”, evocativa e nostalgica su musica di Iain Cook dei Chvrches – tra scozzesi ci si comprende! –  ricorda vagamente “Someone Somewhere in Summertime”, della quale riproduce un po’ il pathos: forse uno degli episodi migliori, a giudicare dalla pelle d’oca che ogni volta mi provoca. La title-track “Big Music” ostenta tastiere maestose, forse solo un filo ‘kitsch’; un neo che si scopre anche nella successiva “Human”, scritta da Jim con il solo Charlie Burchill, che suona ‘stucchevole’ in qualche passaggio. Iain Cook collabora anche in “Blood Diamonds”, dove però  sul pop prevale il romanticismo di una parte vocale seducente come non mai. Bypassata la cover di “Let The Day Begin” dei The Call, vecchi compagni di tournée, troviamo “Concrete And Cherry Blossom” altro brano scritto con Burchill, di impronta più rock e meno elettronica, proprio come la seguente “Imagination”, distinta da una chitarra ben vigorosa. “Kill Or Cure” sembra un po’ una concessione alla dance, per quanto di classe, assai preferibile “Broken Glass Park” che, insieme alla conclusiva “Spirited Away” è il frutto della collaborazione con Owen Parker: una delle melodie più accattivanti e suggestive con Jim Kerr che fa magie. In chiusura, così, “Spirited Away”, in cui l’atmosfera sorprendentemente pervasa di pathos e malinconia, più che pelle d’oca causa autentici brividi e gratitudine per questo ritorno reale e necessario: il ‘sogno dorato’ non è ancora perduto nei ricordi intimi delle nostre inquietudini giovanili…

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3 comments

  1. Christian Princeps 8 gennaio, 2015 at 16:23

    I migliori lavori dei Simple Minds rimangono però “Real to real cacophony”del 1979 e “Empires and dance”del 1980,dopo vi è stato solo un continuo tentativo(peraltro riuscito)di conquistare le masse e diventare rockstar…lo stesso celebratissimo “New gold dream”del 1982 alterna momenti di grande musica ad altri decisamente più commerciali(ad esempio nei due singoli”Glittering prize”e “promised you a miracle”).Dopo di questo disco le cose andranno anche peggio….

  2. Mrs. Lovett 8 gennaio, 2015 at 16:48

    Ragazzi!!!!! Chi colpisce New Gold Dream colpisce me, sappiatelo! Per il resto, accetto (quasi) qualunque critica sui Simple Minds. E…capisco che a qualcuno Big Music non sia piaciuto, se ha guardato al passato. Nel contempo, mi rallegro che ad altri invece sia piaciuto…

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